76 – Il crollo dell’impero romano d’occidente

drammaturgia e regia LICIA LANERA e PIER LORENZO PISANO
con ALFREDO ANGELICI, FEDERICA CARRUBA TOSCANO, MATILDE VIGNA
scene LUCIA IMPERATO
disegno luci SALVATORE PALLADINO
costumi CHIARA AVERSANO
assistente alla regia SALVATORE SCOTTO D’APOLLONIA

produzione FONDAZIONE TEATRO DI NAPOLI – TEATRO BELLINI

76 è uno spettacolo che doveva andare in scena, ma non ci è andato.
76 è il numero di giorni che siamo stati chiusi in teatro. 76 giorni vissuti nel teatro Bellini di Napoli. Lavorando prima nel palco piccolo e poi nel palco grande. Mangiando nel bar interno. Dormendo nei camerini. Senza mai uscire. 76 giorni di assedio del palazzo di via Conte di Ruvo, alla creazione e al bivacco. O 76 giorni di prigionia, tenuti a bufala e acqua, in attesa di un dpcm.
76 giorni riversati in forma di spettacolo, una sorta di diario, una visione endoscopica di questa nostra infinita permanenza artistica, di quello che abbiamo passato, di quello che non si è visto nelle telecamere dello streaming. La rabbia, la solitudine, il disfacimento del corpo, gli abbracci, le paure, gli sguardi complici. Insomma la vita di cinque essere umani chiusi dentro una casa.
Dunque 76 è anche una riflessione sulla nostra contemporaneità, sul concetto di chiusura, sul senso del teatro e della vita dei teatranti.
76 è qualcosa che poteva nascere soltanto in questo contesto, e soltanto in questo momento storico: lo spettacolo ha preso questa forma, chiudendoci ogni altra strada.
76 è un numero, una data e una testimonianza.

Lanera - Pisano

 

SENET

drammaturgia e regia PIER LORENZO PISANO
con ALFREDO ANGELICI, FEDERICA CARRUBA TOSCANO, MATILDE VIGNA
disegno luci SALVATORE PALLADINO

produzione FONDAZIONE TEATRO DI NAPOLI – TEATRO BELLINI

“Cosa c’è fuori?”
È una domanda che ci poniamo tantissime volte nel corso di una giornata. Il fuori è un qualcosa di multiforme, in constante definizione, nel bene e nel male. È una sorpresa, è una festa, guarda c’è una parata; ed è la pioggia, prendi l’ombrello prima di uscire, togliti le scarpe prima di entrare. Certe volte però, magari da piccoli, abbiamo l’impressione che quello che c’è fuori, che tutto il resto del mondo, dipenda da noi. Magari d’estate in un parco, magari al mare, ci sentiamo tristi, e subito le nuvole davanti a noi si inspessiscono e si rabbuiano. Magari abbiamo voglia di correre e urlare, e il vento comincia a soffiare e a spingerci. Da piccoli ne siamo certi: quello che pensiamo, che desideriamo, le nostre parole ed emozioni creano il fuori, gli danno una forma e delle regole. È il mondo che si adegua a noi, e non il contrario. E magari una sera, in una casa, due donne cominciano ad interrogarsi su quello che c’è fuori. E le loro parole, di paura, di gioia, di dolore, cominciano a creare il mondo, come quando eravamo bambini.
SENET è uno spettacolo nato in cattività. Nella cattività artistica del progetto Zona Rossa Bellini. È una scrittura nata sulla scena nel senso vero del termine, creata dormendo a dieci metri dal palco; la carne e il legno non sono mai state più vicine di così.
“Cosa c’è fuori?” SENET si basa su una percezione del fuori distorta. Sull’idea che una parola, detta su un palco col buio attorno, possa creare un mondo.

Pier Lorenzo Pisano