Il giocatore

da Fëdor Dostoevskij
adattamento Vitaliano Trevisan


con Daniele Russo, Marcello Romolo, Camilla Semino Favro, Paola Sambo, Alfredo Angelici, Martina Galletta, Alessio Piazza, Sebastiano Gavasso


scene Roberto Crea
costumi Chiara Aversano
luci Salvatore Palladino
musiche Massimiliano Pace
movimenti scenici Eugenio Dura

regia
Gabriele Russo

aiuto regia Eugenio Dura/assistente di produzione Noemi Ranaulo/direttore di allestimento Antonio Verde/capo macchinista Generoso Ciociola/datore luci Salvatore Palladino/sarta Anna Marino/trucco Vincenzo Cucchiara per BioNike/additional music Massimiliano Pace/realizzazione scene Retroscena S.r.l–Napoli/realizzazione costumi Sartoria Bi.Mi – Roma, Barbara Pistolesi, Laura Milite/service luci e fonica Megaride S.A.S-Napoli/trasporti Porcacchia-Roma/elaborazione grafica Raffaele De Martino su bozzetto originale di Chiara Aversano/foto di scena Francesco Squeglia/ufficio stampa Katia Prota/coordinamento organizzativo Alessandra Attena/distribuzione Patrizia Natale
organizzazione generale Roberta Russo

coproduzione
Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellni, Teatro Stabile di Catania


 

Dopo il successo di Arancia Meccanica, Gabriele Russo torna a confrontarsi con la grande letteratura, scegliendo di portare in scena Il giocatore, il capolavoro scritto nel 1866 da Fëdor Dostoevskij, in un adattmento di Vitaliano Trevisian. «Con Trevisan ­ ci racconta il regista ­  eravamo d'accordo a cercare una direzione che esaltasse tutti gli elementi di “azione” relativi a quest'opera. Per cui ci siamo mossi su due direttrici parallele: da un lato la storia di Aleksej Ivànovic e degli altri personaggi, dall'altro quella della genesi stessa del romanzo. Infatti, Dostoewskj fu costretto a scriverlo in soli 29 giorni, poiché, pressato dai debiti di gioco doveva rispettare un impegno improrogabile con il suo editore, pena la perdita dei diritti su tutte le sue opere. Una missione quasi impossibile, una scommessa nella scommessa vinta, infine, dallo scrittore che riuscì nell'impresa, consegnando al suo editore, e al mondo intero, un grandissimo capolavoro. La messinscena cercherà di raccontare la passione e la compulsione, le ossessioni e le debolezze di Aleskej, Polina, Bianca e degli altri personaggi evidenziandone le analogie e le corrispondenze con la realtà contemporanea mediante un linguaggio scenico che valorizza l'ironia e il sarcasmo del testo, ma che al tempo stesso, catapulta lo spettatore in un girone dantesco. Il pubblico vedrà come ogni debolezza, in un attimo, si trasforma in un vizio che spinge i personaggi in una spirale senza ritorno.»