Il giardino dei ciliegi

Il giardino dei ciliegidi Anton Pavolovič Čechov

Dopo il suo ancestrale e pluripremiato Macbettu, Alessandro Serra affronta quella che lui stesso definisce "la più grande partitura sinfonica per anime mai scritta”, Il Giardino dei Ciliegi l'ultima opera di Čhecov. La prima rappresentazione del testo, nel 1904, fu diretta da Stanislavskij e Nemirovič-Dančenko e un aneddoto racconta che Čechov trasecolò nel vedere allestita come una tragedia, ossia privata dei numerosi segni della farsa di cui l'aveva disseminata, quella che lui aveva concepito come una commedia. Quest'episodio costituisce la riprova della grande ambiguità dell'opera, che Alessandro Serra asseconda con una regia magnetica, dall'architettura scenica e sonora raffinatissima. Nelle sue mani, le difficoltà dell’aristocratica russa Liuba e della sua famiglia alle prese con il tentativo di salvare la proprietà di famiglia dall'asta, metafora dell'irreversibile tramonto di un'epoca, diventano un affresco esistenziale dalla cifra lieve e a tratti surreale. I dodici straordinari attori si muovono su una scena minimalista e restituiscono il sentimento che pervade l'opera, che il regista definisce come «qualcosa di indissolubilmente legato all’infanzia, [...] Un valzerino allegro in una commedia intessuta di morte. Comicità garbata, mai esibita, perfetto contrappunto in un’opera spietata e poetica. I personaggi ridono e si commuovono spesso, il che non significa che si debba piangere davvero, è piuttosto uno stato d’animo, scrive Čechov in una lettera, che deve trasformarsi subito dopo in allegria».

 

Durata 1 ora e 55 minuti