La macchia

di Fabio Pisano
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  • Crediti:

    di Fabio Pisano

    luci Paco Summonte
    costumi Rosario Martone 
    ideazione scenica  Luigi Ferrigno
    assistente alla regia Francesco Luongo

    con Michelangelo Dalisi, Emanuele Valenti, Francesca Borriero

    un progetto di Liberaimago
    produzione Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini

  • Durata Spettacolo: 70 minuti

diUn ragazzo, un giovane, forse straniero, bussa al primo piano della palazzina di periferia in cui vive, per parlare con i proprietari di casa. Il fatto è che il loro bagno – presente sulla stessa verticale del suo, a pian terreno – perde; da qualche parte, perde acqua; e questo ha provocato la formazione di una macchia di umido proprio sul suo soffitto. E’ lì per farlo presente, per trovare una soluzione.
La coppia che abita quella casa, si compone di un marito e di una moglie. Una donna, forse una madre e lui, impegnato alla frontiera; un uomo integerrimo, tutto d’un pezzo, che non s’è mai piegato a tentativi di corruzione, che non ha mai abusato del suo ruolo; lui vietava senza l’uso di forza, chiaramente, l’ingresso clandestino degli stranieri dalla frontiera; non come i suoi colleghi, no di certo.
Quando arriva il giovane, lui è nella sua stanza, sulla sua poltrona, a guardare la tappa in salita di ciclismo, una grande passione, che ha provato a trasmettere anche a un figlio che forse, non ha mai avuto.
Ad accogliere il giovane c’è la donna, la moglie, che è alla disperata ricerca della rucola per la cena, o per ricomporre i pezzi di un ricordo, d’un tradimento di suo marito con l’insegnante di nuoto del figlio; lei è convinta che l’ospite sia in realtà il ragazzo che lavora per il servizio di nettezza urbana a domicilio.
Il dialogo tra i tre è un dialogo violento, in totale (dis)ascolto, in cui i due proprietari non ne vogliono sapere di andare a controllare i tubi del loro bagno anzi, sembrano finanche infastiditi.
Man mano che il giovane prova a parlare con loro due, il dialogo diventa sempre più aspro, si scende giù per cunicoli sempre più stretti, fin quando l’uomo, in divisa per il lavoro, tratta il giovane come fossero alla frontiera e lui, in preda al panico, prova persino a pagarlo per poter entrare nel loro bagno, per poter evitare un danno.

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