Battuage (Tre riti sull’amore)
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Crediti:
BATTUAGE
(Tre riti sull’amore)
di Vuccirìa Teatroregia e drammaturgia Joele Anastasi
con Joele Anastasi, Federica Carruba Toscano, Ivan Castiglione, Enrico Sortino
scene e costumi Giulio Villaggio
disegno luci Davide Manca
musica originale Alberto Guarrasi
foto Alessandro Scarano, Dalila Romeo
video Giuseppe Cardaciproduzione Fondazione Teatro Di Napoli - Teatro Bellini
- Durata Spettacolo: 70 minuti
In battuage il sesso diventa l’unico strumento di mediazione tra gli esseri umani. Lo spazio scenico diventa metafora del mondo: piccole abitazioni-orinatoio degradate. Un non-luogo in cui il desiderio sparisce nello sprofondare delle anime dentro se stesse. Qui il desiderio si tramuta in affanno distruttivo ed assume un significato anti-erotico: il suicidio dell’eros.
A guidarci è Salvatore, un anti-eroe, angelo del gocciolio di un mondo ormai prosciugato.
il riflesso dei suoi occhi somiglia a un obitorio per vivi, in attesa di un’estrema liturgia.
Dentro tre riti sull’amore, Battuage è l’ultima stazione: il fondo.
Qui i dispositivi che attraversano l’intero percorso arrivano alla loro forma più nuda.
Il rito non fonda più e non apre più soglie, si rovescia in liturgia profanata e sopravvive come protocollo vuoto.
Il simbolo che apre e attraversa tutto è l’acqua: non mare, ma gocciolio di un interno che perde. Il canto si deforma in insulto, la lingua diventa sputo. La madre ritorna come presenza che trattiene, soffoca, reclama. E’ un materno non salvifico che diventa linguaggio: presenza fantasma che possiede il corpo del figlio. Nel fondo di Battuage vivi e morti non si alternano: coesistono fino a confondersi.
TRE RITI SULL’AMORE
Per Vuccirìa Teatro il rito è un dispositivo collettivo: convoca una comunità, costruisce simboli, innesca stigma o salvezza; rivela un sacrificio e chiede un attraversamento.
La retrospettiva riunisce tre opere che oggi, rilette insieme, rivelano un unico percorso: tre stazioni di una discesa nell’umano contemporaneo. Il corpo è lo strumento assoluto, una presenza erotica continua e necessaria. La lingua serve a toccare, invocare, resistere. La Sicilia non è ambientazione: è la culla. È una grammatica di soglia, sempre rivolta al mare che ritorna come una creatura: cambia voce, cambia forma, cambia destino degli uomini.
La tradizione della tragedia riaffiora come dispositivo contemporaneo vivo. Il tempo si piega, diventa spazio simultaneo. Una scena governata dal simbolo, Teatro di un’arte totale.
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