MATINÉE DISPONIBILI

Immacolata Concezione
Matinée giovedì 15 ottobre 2026 ore 11.00
Durata 90 minuti
Ingresso 12 € | Sala Grande
Trailer https://www.youtube.com/watch?v=wHvEqS9Ambw&t=2s
Per partecipare a questa matinée, scrivere a:
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
IMMACOLATA CONCEZIONE
(in Tre riti sull’amore)
uno spettacolo di Vuccirìa Teatro
drammaturgia e regia di Joele Anastasi
con Federica Carruba Toscano, Alessandro Lui, Enrico Sortino, Eduardo Scarpetta, Joele Anastasi
da un’idea di Federica Carruba Toscano
scene e costumi Giulio Villaggio
light designer Martin Palma
musica originale Davide Paciolla
testo musica Federica Carruba Toscano
contributo drammaturgico Alessandro Lui
sculture cartapesta Ilaria Sartini
foto Dalila Romeo, Alessandro Scarano
video Giuseppe Cardaci
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
Siamo in un piccolo paese della Sicilia, nel 1940, mentre l’Italia entra in guerra e Mussolini promulga le leggi razziali. Il primo a parlare è un uomo di umili origini, un pastore che vede morire di malattia tutte le sue capre, sua principale fonte di sostentamento. Decide di barattare la figlia Concetta, sana, giovane, a suo dire non molto intelligente, con una capra gravida di proprietà di Donna Anna, tenutaria del bordello del paese. Qui, la ragazza potrà diventare fonte di reddito, come prostituta, rispettando le regole del lavoro, tra cui quella di incontrare, come primo cliente, Don Saro, riconosciuto come capo e governatore del paese. Concetta incontrerà altri personaggi significativi (il dottore, il prete) ma soprattutto Turi, figlioccio di Don Saro. Tutta la storia si sviluppa nell’intreccio tra l’amore tra Concetta e Turi, contrapposto alle dinamiche di abuso e potere che Don Saro e tutto il paese esercitano su Concetta. La trama si fa fitta ma il dato principale è che questa ragazza, apparentemente inconsapevole e ‘immacolata’, con la sua purezza porta scompiglio, altera gli equilibri, fa scoppiare le contraddizioni e le miserie del mondo che la circonda.
Lo spettacolo Immacolata Concezione ha dieci anni. Nella stagione 26/27 del Teatro Bellini, è il primo di tre appuntamenti dedicati alla compagnia siciliana Vucciria Teatro: gli altri titoli di questo trittico sull’amore saranno infatti presentati al Piccolo Bellini, nel 2027 (Io mai niente con nessuno avevo fatto dal 19 al 24 gennaio e Battuage dal 26 al 30 gennaio). Questa presenza così articolata permette a chi volesse seguire tutte le tappe, di comprendere meglio cosa vuol dire quando, a proposito di una compagnia, si parla di uno specifico linguaggio e della sua evoluzione, in termini formali e contenutistici.
Nel 2026, la casa editrice Cue Press pubblicherà i tre testi in un’unica opera monografica, intitolata TRE RITI SULL’AMORE.
La compagnia Vucciria Teatro è composta da Joele Anastasi, Federica Carruba Toscano, Enrico Sortino. Gli elementi portanti del loro lavoro sono tre: la dimensione fisica del corpo, inteso come materia umana senza filtro e come coro; la lingua, anch’essa materica, fatta non solo di dialetto; l’utilizzo di codici senza tempo, come la tragedia, per affrontare fortissimi temi contemporanei.
Immacolata Concezione ha vinto la quinta edizione del festival I Teatri del Sacro. In occasione della tappa al Teatro Bellini, la compagnia modifica il cast originale, coinvolgendo in scena Eduardo Scarpetta.
Lo spettacolo Immacolata concezione mette in evidenza alcuni temi:
la sfera della sessualità nelle sue accezioni più dirette (a partire dalla nudità in scena), fino a quelle più complesse (i condizionamenti sociali, culturali, religiosi);
il rapporto maschile/femminile come esercizio di potere (possesso, abuso, violenza, peccato, guerra) o come campo di attuazione della ‘‘legge”;
la possibilità di vivere secondo principi altri come l’accoglienza, la speranza, l’autenticità, il desiderio;
il tema del sacrificio e del capro espiatorio in relazione al nostro tempo;
il tema della maternità;
la dimensione del tragico e del fiabesco, entrambi intesi come meccanismi fatali, come destino, come rito.
L’azione scenica è intrecciata con il racconto della famosa favola siciliana di Colapesce, il giovane pescatore messinese capace di restare nelle profondità del mare, tanto da non distinguersi più da un pesce. In Immacolata concezione, questa leggenda si piega alla vicenda di Concetta e Turi e viene utilizzata, a livello drammaturgico, per dare profondità ai personaggi e lasciare la sensazione di una storia ancora aperta e piena di domande per lo spettatore.
Alcuni passaggi utili, nella presentazione della compagnia:
‘Dentro Tre riti sull’amore, Immacolata Concezione è la stazione della fondazione: il punto in cui il rito nasce e la comunità mostra la sua ambivalenza. È capace di accogliere, ma anche di divorare ciò che desidera.
Concetta è un simbolo che incrina l’ordine: “sente” l’anima dei clienti, permette una fragilità che fuori non è concessa, confonde i ruoli e scioglie le gerarchie.
Qui, il mare come creatura e misura del possibile è ancora mito e orizzonte. E proprio come nel racconto di Colapesce, che sorregge l’isola dal fondo, anche Concetta finisce per “reggere” una comunità.
La retrospettiva rilegge questa origine come primo movimento di una discesa verso una de-umanizzazione che continua a caratterizzare la nostra storia collettiva.’ Compagnia Vucciria Teatro.

Misurare il salto delle rane
Matinée giovedì 26 novembre 2026 ore 11.00
Durata 100 minuti
Ingresso 12 € | Sala Grande
Trailer https://www.youtube.com/watch?v=gg27zjXAlIM
Per partecipare a questa matinée, scrivere a:
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
MISURARE IL SALTO DELLE RANE
uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo
drammaturgia Gabriele Di Luca
regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti
con (in o.a.) Elsa Bossi (Lori), Marina Occhionero (Iris), Chiara Stoppa (Betti)
assistente alla regia Matteo Berardinelli
musiche originali Massimiliano Setti
scene Enzo Mologni
costumi Elisabetta Zinelli
ideazione luci Carrozzeria Orfeo
direzione tecnica e luci Silvia Laureti
macchinista Cecilia Sacchi
realizzazione scene Atelier Scenografia Fondazione Teatro Due
realizzazione costumi Atelier Sartoria Fondazione Teatro Due
illustrazione locandina Federico Bassi e Giacomo Trivellini
foto di scena Simone Infantino
organizzazione Luisa Supino e Giulia Zaccherini
ufficio stampa Raffaella Ilari
produzione Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatri di Bari e Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival in collaborazione con Asti Teatro 47
Siamo in un piccolo paese di pescatori, a metà degli anni Novanta. Un lago molto grande, una scogliera molto alta e una palude delimitano i confini di questo paese, isolandolo dal resto del mondo che è infatti ‘dall’altra parte’.
In questo paese vivono Lori e Betti, che si presentano come zia e nipote.
Betti si è specializzata in uno sport parecchio originale: allena rane a saltare in altezza.
In paese arriva Iris, il terzo personaggio femminile, che ha una notizia da dare a Lori, senza conoscere nulla né della loro storia né di quella del paese.
Loris è infatti portatrice di un messaggio che ha a che fare con il passato di Lori e Betti: il suicido di Joe, figlia adolescente di Lori e sorella d’elezione di Betti.
Tutto il racconto si sviluppa in parallelo tra lo svelamento della verità attorno a questa morte e l’emersione, come una luce su un dipinto molto scuro, dei rapporti più profondi tra i personaggi.
Lo spettacolo Misurare il salto delle rane ha vinto il PREMIO DELLA CRITICA A.N.C.T. 2025 come miglior spettacolo ed è candidato al Premio Le Maschere del Teatro come migliore novità italiana per il testo di Gabriele Di Luca e migliore attrice non protagonista (Chiara Stoppa).
La compagnia Carrozzeria Orfeo
Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti, sono direttori artistici di Carrozzeria Orfeo, compagnia teatrale professionista fondata nel 2008 insieme a Luisa Supino, una società cooperativa di impresa sociale, con sede a Mantova, dove gestisce lo spazio di Sala Maddalena a Curtatone. 12 spettacoli prodotti, 1 film, una community digitale composta da 24.000 followers su Facebook e oltre 21.000 su Instagram, 5 progetti finanziati da Fondazione Cariplo, 6 testi teatrali di Gabriele Di Luca pubblicati da Cue Press, 15 riconoscimenti nazionali tra premi e menzioni speciali: tutto questo fa di Carrozzeria Orfeo una tra le compagnie più apprezzate del teatro italiano, un punto di riferimento per la drammaturgia contemporanea nazionale. Il suo teatro pop, fatto di drammaturgie originali ispirate all’osservazione del nostro tempo, mescola i generi, fonde il divertimento al dramma, mantenendo costante l’attenzione per il pubblico, da sempre interlocutore privilegiato della Compagnia.
NOTE DI DRAMMATURGIA
«Misurare il salto delle rane è un titolo enigmatico ed evocativo. La rana, creatura anfibia, vive tra due mondi: è simbolo di metamorfosi e adattamento, ma anche di resilienza e forza femminile primordiale. Il suo salto rappresenta un movimento di trasformazione, l’abbandono di uno stato precedente per approdare a uno nuovo. Questo titolo assume molteplici significati per le protagoniste: Lori è intrappolata in una stasi emotiva, incapace di compiere quel salto necessario per elaborare il lutto. Per Betti, con la sua ossessione per le gare di salto, ogni centimetro guadagnato da Froggy è una piccola vittoria contro un destino che l’ha marchiata come pazza. Iris ha già compiuto un salto significativo, abbandonando la sua vita agiata per seguire l’impulso di consegnare quel messaggio, ma si trova ora a dover decidere se continuare verso una verità potenzialmente distruttiva o retrocedere nella sicurezza delle convenzioni. Misurare questi salti è un’impresa impossibile: come quantificare il coraggio, la disperazione, la speranza? Come calcolare la distanza emotiva tra un prima e un dopo segnato dal trauma? In un contesto sociale che ha normalizzato la violenza di genere, il salto diventa anche atto politico: scegliere di non restare immobili, di non accettare passivamente il ruolo imposto. Le tre protagoniste, ciascuna a suo modo, saltano oltre le convenzioni, rifiutando di rimanere intrappolate nei ruoli prescritti di madre perfetta, donna “normale” o moglie ideale».
Gabriele Di Luca
La storia raccontata in Misurare il salto delle rane mette in luce diversi temi, intrecciati tra di loro:
la natura complessa dei rapporti affettivi (la difficoltà di comunicare, l’autenticità dei sentimenti, il perdono e la comprensione, la dipendenza, l’anaffettività, la crudezza delle parole)
la fragilità e la morte
il tema della perdita e dell’abbandono (l’elaborazione del lutto, l’importanza e il peso dei ricordi)
i condizionamenti sociali (ruoli, abitudini, aspettative) e la ricerca di libertà e di espressione del sé
la condizione femminile (la violenza e l’oppressione come destino e come automatismo)
la definizione di normalità e di desiderio
la possibilità di cambiare lo stato delle cose
Per gli studenti, la visione dello spettacolo è un’occasione di incontro reale con la drammaturgia contemporanea a teatro, dove sono sicuramente più abituati a confrontarsi con testi classici e meno con la possibilità di raccontare storie vicine, per immaginario e linguaggio.
La scrittura di Gabriele Di Luca è particolarmente efficace nel creare contesti e personaggi estremamente dettagliati e coerenti, con cui è facile entrare subito in sintonia; le atmosfere e la struttura del racconto, che passa attraverso l’introduzione di singoli elementi alla volta, rimanda al genere crime, con un mistero da risolvere; il linguaggio è caratterizzato da una sapiente alternanza di tragico e comico, poesia e ironia, definibile dunque come dark comedy.
Attraverso la trama e i dialoghi, il drammaturgo struttura diversi livelli di lettura, sia realistici che simbolici e crea personaggi difficili da descrivere in modo univoco, secondo categorie tradizionali.
Una scrittura dunque che sorprende, attira e contemporaneamente spinge ad un lavoro di analisi e comprensione attiva.
Vi presentiamo alcuni stralci del dossier della Compagnia Orfeo, espressamente realizzato per il mondo della scuola.
‘Uno sguardo filosofico
Nella postfazione al volume pubblicato da Cue Press, Lettera ai personaggi, la filosofa Maura Gancitano individua uno degli aspetti più preziosi della scrittura di Carrozzeria Orfeo: la capacità di restituire personaggi che sfuggono alle definizioni semplici e alle categorie rassicuranti.
Lori, Betti e Iris non incarnano modelli esemplari, né rappresentano figure facilmente classificabili. Sono donne attraversate da contraddizioni, desideri, fragilità e slanci vitali. Attraverso di loro, lo spettacolo invita a riconoscere la complessità dell’esperienza umana e a diffidare delle narrazioni che riducono le persone a etichette o stereotipi.
La riflessione di Gancitano offre una chiave di lettura particolarmente significativa per gli studenti e le studentesse: la crescita non coincide sempre con il raggiungimento di certezze, ma spesso passa attraverso l’accettazione dell’incertezza, del dubbio e della trasformazione. In questo senso, il teatro diventa uno spazio privilegiato per esercitare uno sguardo critico sul mondo e sulle identità che lo abitano.’
Perché vederlo?
‘Misurare il salto delle rane offre alle giovani generazioni l’occasione di confrontarsi con questioni che attraversano il presente: la costruzione dell’identità, il rapporto tra libertà individuale e aspettative sociali, la memoria, il dolore, la possibilità del cambiamento.
La forza dello spettacolo risiede nella sua capacità di affrontare temi complessi senza ricorrere alle semplificazioni. È un’ode alla complessità dell’essere umano, con la sua infinita capacità di perdersi e ritrovarsi, un invito a confrontarsi coi propri limiti e a cercare la bellezza in piccoli atti di trasformazione.
Più che offrire risposte, Misurare il salto delle rane invita i giovani spettatori e spettatrici a sostare nelle domande. Ed è forse proprio questa la sua qualità più preziosa.’

Finale di partita
Matinée venerdì 19 febbraio 2027 ore 11.00
Durata 90 minuti
Ingresso 12 € | Sala Grande
Trailer https://www.youtube.com/watch?v=BpVwiOU4m7U
Per partecipare a questa matinée, scrivere a:
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
FINALE DI PARTITA
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
regia Gabriele Russo
con Michele Di Mauro, Giuseppe Sartori, Alessio Piazza, Anna Rita Vitolo
scene Roberto Crea
costumi Enzo Pirozzi
disegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzo
musiche e progetto sonoro Antonio Della Ragione
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo
Più che una trama da seguire, ci troviamo di fronte ad una scena da osservare.
Hamm, un anziano signore cieco e paralizzato, e il suo servo Clov, che può camminare ma non può sedersi, trascorrono le loro giornate in casa, discutendo. Apparentemente, non accade nulla: piuttosto, si ripetono sempre gli stessi dialoghi. Hamm dà ordini a Clov; Clov vorrebbe andarsene ma non lo fa. In una vasca, compaiono Nagg e Nell, i genitori di Hamm, che ricordano il passato e chiedono cibo, fino a che o muoiono o semplicemente, si zittiscono. Dovrebbe accadere qualcosa per interrompere questa situazione. Una mossa finale, come quella di una partita a scacchi, in cui il re (Hamm), chiude la partita (la vita). Un finale c’è. Ma non è chiaro come vada a finire.
Samuel Beckett scrisse Finale di partita nel 1957. Aveva già scritto Aspettando Godot. Lo spettacolo fu messo in scena prima in Inghilterra, poi in America. Dopo dieci anni e altre rappresentazioni, decise di curarne la regia. Siamo nel 1967 a Berlino: la sua prima regia, la prima regia di un suo testo, il primo testo per cui cominciò a scrivere i suoi quaderni di regia.
Poi lo rimise in scena tredici anni dopo, in inglese.
Alcuni studiosi di Beckett hanno minuziosamente ripercorso le messe in scena dell’autore, ricostruendo note e traduzioni (perché, nel frattempo, Sam ‘l’equilinguista’, come lo chiamano, si traduceva dal francese all’inglese e viceversa, in occasione di edizioni e riedizioni dei suoi testi) e da questa ricostruzione è emerso che ad ogni passaggio, qualcosa del testo iniziale veniva modificato.
Guardandolo (fatto da altri) o mettendolo in scena (da regista), sembra che Beckett abbiamo compreso quanto il teatro fosse un ‘atto di creazione collettiva’, in cui l’autore cede parte della sua visione a quella del regista e degli attori e così, impercettibilmente, rende vivo il proprio testo, modificandolo o aprendolo ad una trasformazione.
In Italia, c’è stata una lunga storia di messe in scena di Finale di partita, in cui registi e attori hanno cercato di venire a capo di una materia complessa. E i risultati sono stati diversissimi. Dalla prima regia italiana dell’allora giovane Andrea Camilleri (1958, dunque prima della stessa regia di Beckett!) che poi ne farà anche una regia televisiva con Renato Rascel e Adolfo Celi, a Glauco Mauri; dalle marionette/pedine del Teatrino Giullare, per arrivare al clamoroso U juoco sta’ finiscennu di Cauteruccio, che scrisse tutto il testo in dialetto calabrese e ambientò addirittura la prima delle sue due regie in una scena che faceva chiaramente riferimento alla dimensione del carcere.
Qui, https://www.cssudine.it/stagione-contatto/1996/510/finale-di-partita, parliamo invece della regia di Carlo Cecchi del 1996, con lo stesso regista nelle vesti di Hamm, un giovanissimo Valerio Binasco come Clov, Arturo Cirillo e Daniela Piperno nei panni di Nagg e Nell, i due genitori.
La versione di Finale di partita diretta da Gabriele Russo ha vinto il prestigioso Premio Nazionale della Critica ANCT 2025.
Anche rispetto al concetto di tema principale, Beckett sfugge a definizioni univoche, o meglio, presenta una complessità di temi che emergono, come uno scavo, quanto più si affronta il testo in profondità.
Proviamo a procedere, dalla superficie, verso il cuore della scrittura:
la condizione di immutabilità (rispetto alle nostre libertà scontate, dal movimento, al rapporto con il mondo esterno, al semplice concetto di volontà)
i legami come dipendenza
il rapporto genitori/figli
la difficoltà a comunicare i propri desideri più profondi
il tema del dolore
il valore della parola
il pensiero del futuro
la STORIA o il TEMPO come fallimento
l’idea di sensato o insensato
il valore del gesto
la salvezza individuale
il concetto di speranza
La regia di Gabriele Russo si distanzia dall’interpretazione ormai ‘canonica’ di Finale di partita, di solito inteso come esempio emblematico di ‘teatro dell’assurdo’. In questo lavoro, è meno evidente la componente comica del teatro beckettiano, ispirata alla slapstick ovvero alla comicità fisica ed esasperata alla Buster Keaton o Charlie Chaplin. A partire dalla scenografia, piena di dettagli realistici di un interno domestico, si comprende quanto la regia abbia fatto una scelta meno astratta o concettuale e più concreta, calando i personaggi in una dimensione di ‘famiglia’. Ci sono elementi diversi, alcuni più evidenti (ad esempio la vasca al posto dei bidoni per Nagg e Nell, la sedia a rotelle per Hamm, dettagli dei costumi), altri più sottili.
Le questioni universali rimangono le stesse, le parole sono le stesse ma suonano meno con i ritmi serrati del nonsense, del gioco quasi irrazionale della lingua.
Siamo dunque di fronte ad un nuovo capitolo di questa lunghissima vita di Finale di partita, che apre questioni sul senso della tradizione, dell’interpretazione, del passaggio tempo, della mutevolezza del linguaggio.
Queste sono questioni che riguardano direttamente chi, come voi insegnanti, si trova poi a dover spiegare, inquadrare e analizzare criticamente quanto viene proposto ai ragazzi. Quando ci si trova di fronte ad una materia viva, come il teatro, come si tengono assieme le categorie e i codici dello studio, dell’approfondimento critico con il linguaggio della scena?
Qualche minuto delle prove
https://www.youtube.com/watch?v=ADd5goN-DIA
Molte risposte sono già nelle note di regia:
La famiglia resta la zona sismica per eccellenza del teatro. Da Sofocle in poi, è il terreno dove si consuma la frattura tra il bisogno d’amore e la necessità di difendersi dall’amore stesso. Nel 2025, dentro un mondo che sembra aver superato il proprio apice di senso, torno a Finale di partita partendo da lì: dalla famiglia come ultimo rifugio e, insieme, ultima prigione. L’intento è quello di liberare Beckett dalla cornice dell’Assurdo e del “dopo la fine del mondo” per restituirlo a una realtà che ci appartiene. L’assurdo non è un genere: è una condizione quotidiana. Vive nella ripetizione dei gesti, nelle abitudini che ci tengono in vita, nella paura di cambiare posizione, di uscire, di restare soli. L’appartamento di Hamm e Clov è una casa reale, decadente, impoverita. Le finestre non si aprono più, i genitori vivono da anni nel bagno – non in un’astrazione scenica, ma in una vasca che odora di ruggine e di memoria. Tutto ciò che li circonda è vero, tangibile, ma anche fragile come una memoria che si sbriciola. Il riferimento al periodo della pandemia resta sottotraccia, non dichiarato. Non serve nominarlo: è rimasto nel corpo degli attori, nei loro respiri trattenuti, nella distanza con cui si parlano. La segregazione, la stanchezza, la convivenza forzata sono esperienze che oggi riconosciamo senza bisogno di metafore. Finale di partita diventa così una radiografia del nostro tempo: una famiglia chiusa in una routine che si ripete, incapace di salvarsi e di smettere di provarci. Non un’allegoria filosofica, ma una storia d’amore e di sopravvivenza. Il dolore, la dipendenza, la paura, l’ironia: tutto si muove dentro un presente che non passa mai. La partita è ancora la stessa, ma il finale non è più un concetto astratto. È la resa quotidiana che ciascuno di noi compie di fronte all’altro, nel tentativo – disperato e tenerissimo – di restare vivi.
Gabriele Russo
Quaderni di regia e testi riveduti. Finale di partita. Ediz. critica Cue Press
https://www.cuepress.com/prodotto/samuel-beckett-quaderni-di-regia-e-testi-riveduti-finale-di-partita/
Gabriele Frasca, Il dolce stil no
https://www.cuepress.com/prodotto/gabriele-frasca-il-dolce-stil-no-samuel-beckett/
Gabriele Frasca Romanzi, teatro e televisione Samuel Beckett
https://www.oscarmondadori.it/libri/romanzi-teatro-e-televisione-samuel-beckett/

The Whale
THE WHALE
di Samuel D. Hunter
regia Marco Lorenzi
con Daniele Russo e cast in via di definizione
dramaturg Federico Bellini
scene Gregorio Zurla
luci Umberto Camponeschi
costumi Alessio Rosati
progetto sonoro Massimiliano Bressan
aiuto regia Salvatore Scotto D’Apollonia
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo, Elsinor, Viola Produzioni – Centro di Produzione Teatrale
Charlie insegna scrittura online senza mai mostrarsi. Vive isolato, prigioniero di un corpo che sembra voler inghiottire anche sé stesso. Quando scopre di avere pochi giorni di vita, Charlie prova a riallacciare il legame con la figlia Ellie, la figlia adolescente abbandonata anni prima.
In un mondo attraversato da sensi di colpa, fede, rabbia e bisogno d’amore, “The Whale” racconta il fragile confine tra espiazione e salvezza.

La diva del Bataclan
Matinée giovedì 15 aprile 2027 ore 11.00
Durata 80 minuti circa
Ingresso 10 € | Piccolo Bellini
Trailer https://vimeo.com/1140878573
Per partecipare a questa matinée, scrivere a:
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
LA DIVA DEL BATACLAN
regia, drammaturgia e liriche Gabriele Paolocà
drammaturgia fisica Carlo Massari
con Claudia Marsicano
e con Gabriele Correddu
musiche originali Fabio Antonelli
scene Rosita Vallefuoco
luci Martìn Emanuel Palma
video Luca Brinchi e Gabriele Paolocà
progetto audio Niccolò Menegazzo
costumi Anna Coluccia
tecnica Chiara Zaffiro
assistente volontario Matteo Libertucci
foto di scena Manuela Giusto
ufficio stampa Antonella Mucciaccio
traduzioni Marco Chenevier
aiuto regia Marco Fasciana
produzione Cranpi, SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, Romaeuropa Festival
con il contributo di MiC – Ministero della Cultura, Regione Lazio
con il sostegno del Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), Comune di Sansepolcro e Teatro Biblioteca Quarticciolo
Siamo a Parigi, nel 2015. Audrey è una giovane ragazza che vive con la madre, in periferia. La sua vita è segnata da un profondo isolamento, legato al contesto impoverito in cui vive ma anche autoimposto, per una difficoltà a relazionarsi con il mondo, ad accettarsi e a farsi accettare. Il mondo virtuale, dei social media e delle chat diventa una naturale via di fuga dalla realtà. Audrey ne comprende subito i meccanismi: capisce cioè di riuscire a modificare più facilmente la realtà virtuale che la sua condizione reale, attraverso la creazione di identità fittizie. Il culmine di questa costruzione manipolatoria arriva quando Parigi viene colpita da un drammatico attacco terroristico: il 13 novembre, per le strade ma soprattutto all’interno della famosa sala concerto del Bataclan, perdono la vita più di 130 persone, con un numero altissimo di feriti. L’impatto dell’evento è tale da generare una grande attenzione e solidarietà mediatica. Audrey decide di andare oltre e come faranno realmente anche altre persone come lei, si fingerà una delle vittime dell’attentato.. Da questo momento in poi, la seguiamo in tutti i passaggi (e le conseguenze) che la porteranno a diventare La diva del Bataclan.
Proponiamo una lettura ragionata della locandina, che rispecchia la natura ‘multidisciplinare’ del lavoro.
Lo spettacolo è prodotto da Cranpi, realtà romana molto attiva nel sostenere nuovi autori e interpreti, assieme ad artisti affermati nel campo della creazione contemporanea.
L’autore, Gabriele Paolocà, ha vinto, con la sua compagnia Vico Quarto Mazzini, diversi premi Ubu per la trasposizione teatrale de La Ferocia, di Nicola Lagioia.
L’attrice, Claudia Marsicano, è anche lei performer pluripremiata; è l’interprete di R.osa, un fortunatissimo spettacolo di Silvia Gribaudi, longevo e internazionale nelle sue tappe, tra cui anche Napoli.
Lo spettacolo ha una componente performativa (la drammaturgia fisica di Carlo Massari), musicale (con le musiche del compositore Fabio Antonelli), audiovisiva (i video di Luca Brinchi e sempre Paolocà) perfettamente intrecciate con la parola.
Lo spettacolo ha diversi temi di studio:
storia contemporanea: il fenomeno del terrorismo, inquadrato nell’analisi degli equilibri geopolitici attuali;
il ruolo che assumono i social media nelle relazioni e nella costruzione della propria identità, per giovani e adulti (il cuore dello spettacolo);
l’attualità delle dinamiche ‘virtuali’ (del loro uso o abuso, delle conseguenze in termini di rapporti di potere, di solidarietà, di informazione) in relazione ad eventi traumatici, personali e collettivi da rielaborare;
il tema dell’emarginazione sociale e della fragilità individuale;
il tema della gloria, del successo, del riconoscimento sociale e delle sue derive narcisistiche;
il tema della infinita possibilità dell’arte di raccontare eventi reali, di cronaca, anche quando sono percepiti come forti, violenti e da evitare.
Nello specifico, la particolarità dello spettacolo è nella scelta e interpretazione del genere musical: come dice la compagnia, ‘l’idea è quella di creare un perturbante corto circuito tra la scelta di un genere innocuo come il musical e l’incisività e la brutalità della scena narrata’.
In questa drammaturgia, insieme di parola e musica, i temi vengono ‘cantati’, rielaborando lo stesso stile rock degli Eagle of Death Metal, il gruppo che fu interrotto dall’irruzione dei terroristi, mentre suonava sul palco del Bataclan.
Lo spettacolo assume a tratti le forme del concerto e in generale, utilizza vari strumenti teatrali di rottura della quarta parete, facendo convivere la tecnologia dei video con la figura tradizionale del ‘servo di scena’.
Perché vederlo?
La Diva è uno spettacolo contemporaneo che si fa intrattenimento: un cortocircuito tra un musical sfavillante e un perturbante fatto di cronaca; un dispositivo registico innovativo volto a far emergere la spettacolarità recitativa della sua interprete, un’attrice che non risparmia nulla e che trascina lo spettatore in un maremoto di emozioni. La Diva è un’esplosione di energia: se fossimo in un cinema Bollywood la gente si alzerebbe in piedi e comincerebbe a cantare e ballare dall’inizio alla fine.
Perché non vederlo?
La Diva tira fuori “qualcosa” che parla segretamente a ognuno di noi. Una zona dell’animo umano davvero poco battuta. Questa messinscena la rende familiare, nota, di quella conoscenza non mediata dalla morale, ma sbattuta in faccia attraverso un inevitabile rispecchiamento. Ce la mette davanti, ci riconosciamo, e, assieme a Audrey, ne patiamo le conseguenze.
Perché è l’ombra che abita ciascuno di noi a dover essere riconosciuta, per comprendere l’altro da sé. Se non vi suole compiere quest’atto, forse è meglio non venire a vedere “La Diva del Bataclan”.

Leggere | Edipo Re | Uno, Nessuno e Centomila
LEGGERE
di e con Paolo Cresta
Ho iniziato a fare l’attore durante il secondo liceo scientifico (liceo Rinaldo d’Aquino di Montella in provincia di Avellino). Ho sempre recitato: in tutte le foto tra asilo e scuole medie mi si vede sempre in costume o con un microfono in mano, ma soltanto durante il secondo liceo ho capito che recitare sarebbe stata la mia vita. La mia “carriera” scolastica era, fino ad allora, proceduta piuttosto tranquillamente. Ma quell’anno, il secondo liceo, appunto, mi sentii perso, entrai in crisi. Ma proprio allora la scuola fece partire un laboratorio di teatro tenuto da una compagnia filodrammatica di Avellino e mettemmo in scena “il Drago” un testo di Schwarz. Avevo finalmente trovato un modo per comunicare col mondo: il Teatro. E avevo trovato un modo per riscoprire la bellezza.
Per raccontare questo progetto ho ritenuto opportuno partire dalla mia piccola esperienza personale. La letteratura è alla base del mio lavoro d’attore. L’attore, l’interprete, è colui che utilizza la propria voce e il proprio corpo per condividere con il pubblico le parole dell’autore. Lavoro dell’attore è far vivere quelle parole!
Cosa avviene?
Io stesso accolgo gli studenti, in maniera semplice, informale. Inizio col chiedere di che classe sono, come stanno, se sanno perché sono lì. Approfitto di queste iniziali domande e conseguenti risposte per cominciare a conoscere i loro nomi. Mi presento e dico di essere un attore e non un professore e che quindi possono rilassarsi. Annuncio che farò molte domande durante il tempo che passeremo insieme e che per queste domande non ci sono risposte “giuste” e così, semplicemente, li spingo a pensare. Una delle prime domande che pongo è: “secondo voi perché uno scrittore scrive?”. Da qui il nostro dialogo entra nel vivo e ci porterà a leggere e scoprire/riscoprire l’autore o l’argomento tema dell’incontro.
Nota: Questi incontri, non essendo degli spettacoli, non seguono un copione predefinito; sono vivacemente mutevoli e, data la forte componente dialogica, dipendono da ciò che nasce dall’incontro con gli studenti. A volte riesco a leggere e raccontare tutto quello che ho previsto per quell’incontro, altre no perché il dialogo ci ha portati a soffermarci maggiormente su qualche pagina, oppure un’osservazione può portarmi a testi che non avevo affatto previsto. Nel dar voce ai testi il mio obiettivo, sempre in un clima di dialogo e divertimento, è di ricordare agli studenti quanta vita, quante emozioni, riflessioni, sogni sono contenuti nelle pagine che hanno la fortuna di incontrare e come, a volte, il fatto di doverle studiare ci “distragga” da tutto questo. Far sentire con forza e passione come ogni autore chieda di essere ascoltato e che nel momento in cui ci mettiamo in ascolto quello è il momento in cui capiamo che è proprio a me, lettore che anche solo per caso ho appoggiato gli occhi sulla sua pagina, che voleva parlare. È a me che voleva raccontare la sua storia. Proprio a me.
ARGOMENTI DISPONIBILI
I promessi sposi
L’iliade: Ettore e Achille
L’amore
Il Decamerone – nuovo titolo!
Date da ottobre 2026 al marzo 2027
Matinée da definire
Ingresso 9 € | Sala Grande
Per partecipare a questa matinée, scrivere a:
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
EDIPO RE
da Sofocle
lettura drammatizzata
adattamento e interpretazione Paolo Cresta
Con “Edipo re. Tragedia per voce sola” continua (dopo “Uno, nessuno e centomila”) il mio personale percorso teatrale di indagine sull’animo umano e sulla scoperta del proprio essere.
Edipo è il re di Tebe, amato e ammirato dal suo popolo perché aveva liberato la città da quel terribile mostro che era la Sfinge. Ma nel volgere di un solo giorno, nelle poche ore che vanno dall’alba al tramonto, questo re al culmine della propria fortuna vedrà mutare radicalmente la propria esistenza. Edipo re tratta della fragilità dell’esperienza umana, che può passare, in breve tempo, dal massimo dello splendore alla più abissale delle abiezioni. La parola di Sofocle, interpretata da un unico attore che dà voce a tutti i personaggi ,corre, musicale e sferzante, precisa e tagliente, con il ritmo e la suspense di un thriller, a fare luce su quanto è accaduto e, così facendo, a scandagliare l’animo umano.
Date da ottobre 2026 ad aprile 2027
Matinée da definire
Ingresso 10 € | Sala Grande
Per partecipare a questa matinée, scrivere a
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
UNO, NESSUNO E CENTOMILA
adattamento, interpretazione e regia Paolo Cresta
Un uomo, un uomo qualunque come si definisce lui stesso, un giorno come un altro, riceve un’osservazione da sua moglie: “Guardatelo bene il naso, ti pende verso destra”. Questa semplice e, apparentemente, innocua frase trascina l’uomo, Vitangelo Moscarda, in abissi di riflessioni e considerazioni che gli scavano dentro.
Inizia a ricercare dentro di sé, nelle persone intorno a lui, scoprendosi, tormentatamente, Uno, nessuno e centomila.
È così che, da un semplice specchio, superficie ambigua e inquietante, emerge per Vitangelo
Moscarda, un volto di sé finora ignorato, provocando in lui una profonda crisi, fino all’agghiacciante consapevolezza che la sua immagine negli occhi degli altri è profondamente lontana da quella che ha di se stesso.
Da qui la presa d’atto ancora più inquietante: egli non è ‘uno’, come aveva creduto sino a quel momento, ma ‘centomila’, nel riflesso delle prospettive degli altri, e quindi ‘nessuno’. La realtà banale e paradossale dell’uomo, in relazione a se stesso e agli altri, è il filo rosso di una storia nella quale ciascuno di noi è costretto a riconoscersi.
In scena una sedia e un uomo, solo, che si rivolge direttamente al pubblico, proprio come il romanzo si rivolge direttamente al lettore. Racconta la sua storia, e nel farlo si confida, si confessa, rivive il suo lancinante viaggio interiore, e giunge ad affermare che, oltre a tutto il resto, non ha più bisogno di un nome, perché i nomi convengono ai morti, a chi ha concluso.
Lui è vivo, e non conclude. La vita non conclude, e non sa di nomi, la vita.
Pirandello stesso lo definì come il romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”. Ed è da questa scomposizione che sono partito. Ho avuto come riferimenti visivi Francis Bacon , Lucian Freud e Alberto Giacometti. Ciò che resta dell’uomo spogliato di tutto. Le prime parole che faccio pronunciare a Moscarda non sono di Pirandello: sono tratte da una lettera di Alberto Giacometti, e parlano di un filo di polvere, un semplice filo di polvere, ma per lui, e forse solo per lui, bellissimo.
Date da ottobre 2026 ad aprile 2027
Matinée da definire
Ingresso 10 € | Sala Grande
Per partecipare a questa matinée, scrivere a
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com

U Parrinu
La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia
Date da marzo ad aprile 2027
Matinée da definire
Ingresso 10 € | Sala Grande
Per partecipare a questa matinée, scrivere a
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
U PARRINU
La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia
di e con Christian Di Domenico
regia Christian Di Domenico
Mi capita spesso di rimanere stupito quando mi dicono che i grandi, e intendo i grandi uomini, andavano in un posto da mortali come il mare, da corpi di peccatori buttati al sole. D’estate magari, in Sicilia,dentro quel caldo d’inferno.
È che uno non se l’immagina proprio. Ma il futuro parrinu di Brancaccio, a Palermo, assassinato dalla mafia nel settembre novantatré davanti casa con un colpo di pistola alla nuca, al mare ci andava eccome. Perché era nu parrinu strano. Anticonformista. Che metteva i calzoni. E ci andava con i ragazzini delle periferie perché, almeno una volta, giocassero lontano dalle strade.
Ecco, la storia di Christian inizia proprio al mare, su una scogliera, precisamente. La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia; una storia semplice, narrazione di un attore solo con na pocu di musica. Nu ricordu sfumato, che si snoda tra fatti di cronaca, politica e lotta sin da quella prima giornata di mare coi bambini du parrinu strano coi calzoni.
Lì Christian fa esperienza dell’onore dei mafiosi, obbligati sin da bambini a non chiedere mai scusa a nessuno. Ma il ragazzo impara anche l’onore del perdono, che Pino porterà a san Gaetano di Brancaccio, quartiere con la più alta concentrazione mafiosa dell’intera Sicilia, e che manterrà sempre fino a quel giorno di metà settembre novantatré.
Qualche anno dopo Christian ritorna su quella scogliera. E inizia da lì, dal suo ricordo, a raccontarci di Pino, dell’amico di famiglia, dell’uomo di chiesa, del maestro di scuola. Che aveva imparato a perdonare, in punto di morte, la violenza di chi ne era incapace e già gli puntava la pistola alla nuca. Ed era sicuro che il perdono, con l’esempio e il racconto, potesse essere insegnato.
“Ho incontrato molta gente di Chiesa… e tutti mi hanno detto: non ti preoccupare che Dio ti perdona… Io, su questo, ho spesso dubitato che possa perdonare uno come me, di quello che ho fatto io… soprattutto adesso che forse ho ammazzato un santo… figuriamoci… quante possibilità di perdono posso avere io?” (Salvatore Grigoli, assassino di Padre Pino Puglisi). Christian Di Domenico

Uno, roe, roje e mmiezo, tre... Puliciné!
Date da marzo ad aprile 2027
Matinée da definire
Ingresso 10 € | Sala Grande
Età consigliata 5/10 anni
Durata spettacolo 50 minuti
Per partecipare a questa matinée, scrivere a
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
UNO, ROJE, ROJE E MMIEZO TRE… PULICINE’!
Un teatrino di guarattelle a dimensione umana
a cura de Il Teatro nel Baule
con Sebastiano Coticelli, Simona Di Maio, Dimitri Tetta
regia Sebastiano Coticelli, Simona Di Maio
costumi, scene e oggetti Il Teatro nel Baule
In questo spettacolo, tratto dal testo classico di teatro dei burattini Pulcinella, Teresina e la morte, Pulcinella cerca Teresina ma, al suo posto, incontra diversi personaggi: il cane, il padrone del cane, il carabiniere, il frate, il boia, la morte. I bambini si ritroveranno in un gioco fatto di musica e frastuono, di sacro e profano, di ironia e autoironia, nel quale Pulcinella affronta la vita e la morte.
- Immacolata Concezione
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Immacolata Concezione
Matinée giovedì 15 ottobre 2026 ore 11.00
Durata 90 minuti
Ingresso 12 € | Sala GrandeTrailer https://www.youtube.com/watch?v=wHvEqS9Ambw&t=2s
Per partecipare a questa matinée, scrivere a:
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.comIMMACOLATA CONCEZIONE
(in Tre riti sull’amore)
uno spettacolo di Vuccirìa Teatro
drammaturgia e regia di Joele Anastasicon Federica Carruba Toscano, Alessandro Lui, Enrico Sortino, Eduardo Scarpetta, Joele Anastasi
da un’idea di Federica Carruba Toscano
scene e costumi Giulio Villaggio
light designer Martin Palma
musica originale Davide Paciolla
testo musica Federica Carruba Toscano
contributo drammaturgico Alessandro Lui
sculture cartapesta Ilaria Sartini
foto Dalila Romeo, Alessandro Scarano
video Giuseppe Cardaciproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
Siamo in un piccolo paese della Sicilia, nel 1940, mentre l’Italia entra in guerra e Mussolini promulga le leggi razziali. Il primo a parlare è un uomo di umili origini, un pastore che vede morire di malattia tutte le sue capre, sua principale fonte di sostentamento. Decide di barattare la figlia Concetta, sana, giovane, a suo dire non molto intelligente, con una capra gravida di proprietà di Donna Anna, tenutaria del bordello del paese. Qui, la ragazza potrà diventare fonte di reddito, come prostituta, rispettando le regole del lavoro, tra cui quella di incontrare, come primo cliente, Don Saro, riconosciuto come capo e governatore del paese. Concetta incontrerà altri personaggi significativi (il dottore, il prete) ma soprattutto Turi, figlioccio di Don Saro. Tutta la storia si sviluppa nell’intreccio tra l’amore tra Concetta e Turi, contrapposto alle dinamiche di abuso e potere che Don Saro e tutto il paese esercitano su Concetta. La trama si fa fitta ma il dato principale è che questa ragazza, apparentemente inconsapevole e ‘immacolata’, con la sua purezza porta scompiglio, altera gli equilibri, fa scoppiare le contraddizioni e le miserie del mondo che la circonda.
Lo spettacolo Immacolata Concezione ha dieci anni. Nella stagione 26/27 del Teatro Bellini, è il primo di tre appuntamenti dedicati alla compagnia siciliana Vucciria Teatro: gli altri titoli di questo trittico sull’amore saranno infatti presentati al Piccolo Bellini, nel 2027 (Io mai niente con nessuno avevo fatto dal 19 al 24 gennaio e Battuage dal 26 al 30 gennaio). Questa presenza così articolata permette a chi volesse seguire tutte le tappe, di comprendere meglio cosa vuol dire quando, a proposito di una compagnia, si parla di uno specifico linguaggio e della sua evoluzione, in termini formali e contenutistici.
Nel 2026, la casa editrice Cue Press pubblicherà i tre testi in un’unica opera monografica, intitolata TRE RITI SULL’AMORE.
La compagnia Vucciria Teatro è composta da Joele Anastasi, Federica Carruba Toscano, Enrico Sortino. Gli elementi portanti del loro lavoro sono tre: la dimensione fisica del corpo, inteso come materia umana senza filtro e come coro; la lingua, anch’essa materica, fatta non solo di dialetto; l’utilizzo di codici senza tempo, come la tragedia, per affrontare fortissimi temi contemporanei.
Immacolata Concezione ha vinto la quinta edizione del festival I Teatri del Sacro. In occasione della tappa al Teatro Bellini, la compagnia modifica il cast originale, coinvolgendo in scena Eduardo Scarpetta.Lo spettacolo Immacolata concezione mette in evidenza alcuni temi:
la sfera della sessualità nelle sue accezioni più dirette (a partire dalla nudità in scena), fino a quelle più complesse (i condizionamenti sociali, culturali, religiosi);
il rapporto maschile/femminile come esercizio di potere (possesso, abuso, violenza, peccato, guerra) o come campo di attuazione della ‘‘legge”;
la possibilità di vivere secondo principi altri come l’accoglienza, la speranza, l’autenticità, il desiderio;
il tema del sacrificio e del capro espiatorio in relazione al nostro tempo;
il tema della maternità;
la dimensione del tragico e del fiabesco, entrambi intesi come meccanismi fatali, come destino, come rito.L’azione scenica è intrecciata con il racconto della famosa favola siciliana di Colapesce, il giovane pescatore messinese capace di restare nelle profondità del mare, tanto da non distinguersi più da un pesce. In Immacolata concezione, questa leggenda si piega alla vicenda di Concetta e Turi e viene utilizzata, a livello drammaturgico, per dare profondità ai personaggi e lasciare la sensazione di una storia ancora aperta e piena di domande per lo spettatore.
Alcuni passaggi utili, nella presentazione della compagnia:
‘Dentro Tre riti sull’amore, Immacolata Concezione è la stazione della fondazione: il punto in cui il rito nasce e la comunità mostra la sua ambivalenza. È capace di accogliere, ma anche di divorare ciò che desidera.
Concetta è un simbolo che incrina l’ordine: “sente” l’anima dei clienti, permette una fragilità che fuori non è concessa, confonde i ruoli e scioglie le gerarchie.
Qui, il mare come creatura e misura del possibile è ancora mito e orizzonte. E proprio come nel racconto di Colapesce, che sorregge l’isola dal fondo, anche Concetta finisce per “reggere” una comunità.
La retrospettiva rilegge questa origine come primo movimento di una discesa verso una de-umanizzazione che continua a caratterizzare la nostra storia collettiva.’ Compagnia Vucciria Teatro. - Misurare il salto delle rane
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Misurare il salto delle rane
Matinée giovedì 26 novembre 2026 ore 11.00
Durata 100 minuti
Ingresso 12 € | Sala GrandeTrailer https://www.youtube.com/watch?v=gg27zjXAlIM
Per partecipare a questa matinée, scrivere a:
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.comMISURARE IL SALTO DELLE RANE
uno spettacolo di Carrozzeria Orfeodrammaturgia Gabriele Di Luca
regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setticon (in o.a.) Elsa Bossi (Lori), Marina Occhionero (Iris), Chiara Stoppa (Betti)
assistente alla regia Matteo Berardinelli
musiche originali Massimiliano Setti
scene Enzo Mologni
costumi Elisabetta Zinelli
ideazione luci Carrozzeria Orfeo
direzione tecnica e luci Silvia Laureti
macchinista Cecilia Sacchi
realizzazione scene Atelier Scenografia Fondazione Teatro Due
realizzazione costumi Atelier Sartoria Fondazione Teatro Due
illustrazione locandina Federico Bassi e Giacomo Trivellini
foto di scena Simone Infantino
organizzazione Luisa Supino e Giulia Zaccherini
ufficio stampa Raffaella Ilariproduzione Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatri di Bari e Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival in collaborazione con Asti Teatro 47
Siamo in un piccolo paese di pescatori, a metà degli anni Novanta. Un lago molto grande, una scogliera molto alta e una palude delimitano i confini di questo paese, isolandolo dal resto del mondo che è infatti ‘dall’altra parte’.
In questo paese vivono Lori e Betti, che si presentano come zia e nipote.
Betti si è specializzata in uno sport parecchio originale: allena rane a saltare in altezza.
In paese arriva Iris, il terzo personaggio femminile, che ha una notizia da dare a Lori, senza conoscere nulla né della loro storia né di quella del paese.
Loris è infatti portatrice di un messaggio che ha a che fare con il passato di Lori e Betti: il suicido di Joe, figlia adolescente di Lori e sorella d’elezione di Betti.
Tutto il racconto si sviluppa in parallelo tra lo svelamento della verità attorno a questa morte e l’emersione, come una luce su un dipinto molto scuro, dei rapporti più profondi tra i personaggi.Lo spettacolo Misurare il salto delle rane ha vinto il PREMIO DELLA CRITICA A.N.C.T. 2025 come miglior spettacolo ed è candidato al Premio Le Maschere del Teatro come migliore novità italiana per il testo di Gabriele Di Luca e migliore attrice non protagonista (Chiara Stoppa).
La compagnia Carrozzeria Orfeo
Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti, sono direttori artistici di Carrozzeria Orfeo, compagnia teatrale professionista fondata nel 2008 insieme a Luisa Supino, una società cooperativa di impresa sociale, con sede a Mantova, dove gestisce lo spazio di Sala Maddalena a Curtatone. 12 spettacoli prodotti, 1 film, una community digitale composta da 24.000 followers su Facebook e oltre 21.000 su Instagram, 5 progetti finanziati da Fondazione Cariplo, 6 testi teatrali di Gabriele Di Luca pubblicati da Cue Press, 15 riconoscimenti nazionali tra premi e menzioni speciali: tutto questo fa di Carrozzeria Orfeo una tra le compagnie più apprezzate del teatro italiano, un punto di riferimento per la drammaturgia contemporanea nazionale. Il suo teatro pop, fatto di drammaturgie originali ispirate all’osservazione del nostro tempo, mescola i generi, fonde il divertimento al dramma, mantenendo costante l’attenzione per il pubblico, da sempre interlocutore privilegiato della Compagnia.NOTE DI DRAMMATURGIA
«Misurare il salto delle rane è un titolo enigmatico ed evocativo. La rana, creatura anfibia, vive tra due mondi: è simbolo di metamorfosi e adattamento, ma anche di resilienza e forza femminile primordiale. Il suo salto rappresenta un movimento di trasformazione, l’abbandono di uno stato precedente per approdare a uno nuovo. Questo titolo assume molteplici significati per le protagoniste: Lori è intrappolata in una stasi emotiva, incapace di compiere quel salto necessario per elaborare il lutto. Per Betti, con la sua ossessione per le gare di salto, ogni centimetro guadagnato da Froggy è una piccola vittoria contro un destino che l’ha marchiata come pazza. Iris ha già compiuto un salto significativo, abbandonando la sua vita agiata per seguire l’impulso di consegnare quel messaggio, ma si trova ora a dover decidere se continuare verso una verità potenzialmente distruttiva o retrocedere nella sicurezza delle convenzioni. Misurare questi salti è un’impresa impossibile: come quantificare il coraggio, la disperazione, la speranza? Come calcolare la distanza emotiva tra un prima e un dopo segnato dal trauma? In un contesto sociale che ha normalizzato la violenza di genere, il salto diventa anche atto politico: scegliere di non restare immobili, di non accettare passivamente il ruolo imposto. Le tre protagoniste, ciascuna a suo modo, saltano oltre le convenzioni, rifiutando di rimanere intrappolate nei ruoli prescritti di madre perfetta, donna “normale” o moglie ideale».
Gabriele Di LucaLa storia raccontata in Misurare il salto delle rane mette in luce diversi temi, intrecciati tra di loro:
la natura complessa dei rapporti affettivi (la difficoltà di comunicare, l’autenticità dei sentimenti, il perdono e la comprensione, la dipendenza, l’anaffettività, la crudezza delle parole)
la fragilità e la morte
il tema della perdita e dell’abbandono (l’elaborazione del lutto, l’importanza e il peso dei ricordi)
i condizionamenti sociali (ruoli, abitudini, aspettative) e la ricerca di libertà e di espressione del sé
la condizione femminile (la violenza e l’oppressione come destino e come automatismo)
la definizione di normalità e di desiderio
la possibilità di cambiare lo stato delle cosePer gli studenti, la visione dello spettacolo è un’occasione di incontro reale con la drammaturgia contemporanea a teatro, dove sono sicuramente più abituati a confrontarsi con testi classici e meno con la possibilità di raccontare storie vicine, per immaginario e linguaggio.
La scrittura di Gabriele Di Luca è particolarmente efficace nel creare contesti e personaggi estremamente dettagliati e coerenti, con cui è facile entrare subito in sintonia; le atmosfere e la struttura del racconto, che passa attraverso l’introduzione di singoli elementi alla volta, rimanda al genere crime, con un mistero da risolvere; il linguaggio è caratterizzato da una sapiente alternanza di tragico e comico, poesia e ironia, definibile dunque come dark comedy.
Attraverso la trama e i dialoghi, il drammaturgo struttura diversi livelli di lettura, sia realistici che simbolici e crea personaggi difficili da descrivere in modo univoco, secondo categorie tradizionali.
Una scrittura dunque che sorprende, attira e contemporaneamente spinge ad un lavoro di analisi e comprensione attiva.Vi presentiamo alcuni stralci del dossier della Compagnia Orfeo, espressamente realizzato per il mondo della scuola.
‘Uno sguardo filosofico
Nella postfazione al volume pubblicato da Cue Press, Lettera ai personaggi, la filosofa Maura Gancitano individua uno degli aspetti più preziosi della scrittura di Carrozzeria Orfeo: la capacità di restituire personaggi che sfuggono alle definizioni semplici e alle categorie rassicuranti.
Lori, Betti e Iris non incarnano modelli esemplari, né rappresentano figure facilmente classificabili. Sono donne attraversate da contraddizioni, desideri, fragilità e slanci vitali. Attraverso di loro, lo spettacolo invita a riconoscere la complessità dell’esperienza umana e a diffidare delle narrazioni che riducono le persone a etichette o stereotipi.
La riflessione di Gancitano offre una chiave di lettura particolarmente significativa per gli studenti e le studentesse: la crescita non coincide sempre con il raggiungimento di certezze, ma spesso passa attraverso l’accettazione dell’incertezza, del dubbio e della trasformazione. In questo senso, il teatro diventa uno spazio privilegiato per esercitare uno sguardo critico sul mondo e sulle identità che lo abitano.’Perché vederlo?
‘Misurare il salto delle rane offre alle giovani generazioni l’occasione di confrontarsi con questioni che attraversano il presente: la costruzione dell’identità, il rapporto tra libertà individuale e aspettative sociali, la memoria, il dolore, la possibilità del cambiamento.
La forza dello spettacolo risiede nella sua capacità di affrontare temi complessi senza ricorrere alle semplificazioni. È un’ode alla complessità dell’essere umano, con la sua infinita capacità di perdersi e ritrovarsi, un invito a confrontarsi coi propri limiti e a cercare la bellezza in piccoli atti di trasformazione.
Più che offrire risposte, Misurare il salto delle rane invita i giovani spettatori e spettatrici a sostare nelle domande. Ed è forse proprio questa la sua qualità più preziosa.’ - Finale di partita
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Finale di partita
Matinée venerdì 19 febbraio 2027 ore 11.00
Durata 90 minuti
Ingresso 12 € | Sala GrandeTrailer https://www.youtube.com/watch?v=BpVwiOU4m7U
Per partecipare a questa matinée, scrivere a:
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.comFINALE DI PARTITA
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Frutteroregia Gabriele Russo
con Michele Di Mauro, Giuseppe Sartori, Alessio Piazza, Anna Rita Vitolo
scene Roberto Crea
costumi Enzo Pirozzi
disegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzo
musiche e progetto sonoro Antonio Della Ragioneproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo
Più che una trama da seguire, ci troviamo di fronte ad una scena da osservare.
Hamm, un anziano signore cieco e paralizzato, e il suo servo Clov, che può camminare ma non può sedersi, trascorrono le loro giornate in casa, discutendo. Apparentemente, non accade nulla: piuttosto, si ripetono sempre gli stessi dialoghi. Hamm dà ordini a Clov; Clov vorrebbe andarsene ma non lo fa. In una vasca, compaiono Nagg e Nell, i genitori di Hamm, che ricordano il passato e chiedono cibo, fino a che o muoiono o semplicemente, si zittiscono. Dovrebbe accadere qualcosa per interrompere questa situazione. Una mossa finale, come quella di una partita a scacchi, in cui il re (Hamm), chiude la partita (la vita). Un finale c’è. Ma non è chiaro come vada a finire.
Samuel Beckett scrisse Finale di partita nel 1957. Aveva già scritto Aspettando Godot. Lo spettacolo fu messo in scena prima in Inghilterra, poi in America. Dopo dieci anni e altre rappresentazioni, decise di curarne la regia. Siamo nel 1967 a Berlino: la sua prima regia, la prima regia di un suo testo, il primo testo per cui cominciò a scrivere i suoi quaderni di regia.
Poi lo rimise in scena tredici anni dopo, in inglese.
Alcuni studiosi di Beckett hanno minuziosamente ripercorso le messe in scena dell’autore, ricostruendo note e traduzioni (perché, nel frattempo, Sam ‘l’equilinguista’, come lo chiamano, si traduceva dal francese all’inglese e viceversa, in occasione di edizioni e riedizioni dei suoi testi) e da questa ricostruzione è emerso che ad ogni passaggio, qualcosa del testo iniziale veniva modificato.
Guardandolo (fatto da altri) o mettendolo in scena (da regista), sembra che Beckett abbiamo compreso quanto il teatro fosse un ‘atto di creazione collettiva’, in cui l’autore cede parte della sua visione a quella del regista e degli attori e così, impercettibilmente, rende vivo il proprio testo, modificandolo o aprendolo ad una trasformazione.
In Italia, c’è stata una lunga storia di messe in scena di Finale di partita, in cui registi e attori hanno cercato di venire a capo di una materia complessa. E i risultati sono stati diversissimi. Dalla prima regia italiana dell’allora giovane Andrea Camilleri (1958, dunque prima della stessa regia di Beckett!) che poi ne farà anche una regia televisiva con Renato Rascel e Adolfo Celi, a Glauco Mauri; dalle marionette/pedine del Teatrino Giullare, per arrivare al clamoroso U juoco sta’ finiscennu di Cauteruccio, che scrisse tutto il testo in dialetto calabrese e ambientò addirittura la prima delle sue due regie in una scena che faceva chiaramente riferimento alla dimensione del carcere.Qui, https://www.cssudine.it/stagione-contatto/1996/510/finale-di-partita, parliamo invece della regia di Carlo Cecchi del 1996, con lo stesso regista nelle vesti di Hamm, un giovanissimo Valerio Binasco come Clov, Arturo Cirillo e Daniela Piperno nei panni di Nagg e Nell, i due genitori.
La versione di Finale di partita diretta da Gabriele Russo ha vinto il prestigioso Premio Nazionale della Critica ANCT 2025.Anche rispetto al concetto di tema principale, Beckett sfugge a definizioni univoche, o meglio, presenta una complessità di temi che emergono, come uno scavo, quanto più si affronta il testo in profondità.
Proviamo a procedere, dalla superficie, verso il cuore della scrittura:
la condizione di immutabilità (rispetto alle nostre libertà scontate, dal movimento, al rapporto con il mondo esterno, al semplice concetto di volontà)
i legami come dipendenza
il rapporto genitori/figli
la difficoltà a comunicare i propri desideri più profondi
il tema del dolore
il valore della parola
il pensiero del futuro
la STORIA o il TEMPO come fallimento
l’idea di sensato o insensato
il valore del gesto
la salvezza individuale
il concetto di speranzaLa regia di Gabriele Russo si distanzia dall’interpretazione ormai ‘canonica’ di Finale di partita, di solito inteso come esempio emblematico di ‘teatro dell’assurdo’. In questo lavoro, è meno evidente la componente comica del teatro beckettiano, ispirata alla slapstick ovvero alla comicità fisica ed esasperata alla Buster Keaton o Charlie Chaplin. A partire dalla scenografia, piena di dettagli realistici di un interno domestico, si comprende quanto la regia abbia fatto una scelta meno astratta o concettuale e più concreta, calando i personaggi in una dimensione di ‘famiglia’. Ci sono elementi diversi, alcuni più evidenti (ad esempio la vasca al posto dei bidoni per Nagg e Nell, la sedia a rotelle per Hamm, dettagli dei costumi), altri più sottili.
Le questioni universali rimangono le stesse, le parole sono le stesse ma suonano meno con i ritmi serrati del nonsense, del gioco quasi irrazionale della lingua.
Siamo dunque di fronte ad un nuovo capitolo di questa lunghissima vita di Finale di partita, che apre questioni sul senso della tradizione, dell’interpretazione, del passaggio tempo, della mutevolezza del linguaggio.
Queste sono questioni che riguardano direttamente chi, come voi insegnanti, si trova poi a dover spiegare, inquadrare e analizzare criticamente quanto viene proposto ai ragazzi. Quando ci si trova di fronte ad una materia viva, come il teatro, come si tengono assieme le categorie e i codici dello studio, dell’approfondimento critico con il linguaggio della scena?Qualche minuto delle prove
https://www.youtube.com/watch?v=ADd5goN-DIAMolte risposte sono già nelle note di regia:
La famiglia resta la zona sismica per eccellenza del teatro. Da Sofocle in poi, è il terreno dove si consuma la frattura tra il bisogno d’amore e la necessità di difendersi dall’amore stesso. Nel 2025, dentro un mondo che sembra aver superato il proprio apice di senso, torno a Finale di partita partendo da lì: dalla famiglia come ultimo rifugio e, insieme, ultima prigione. L’intento è quello di liberare Beckett dalla cornice dell’Assurdo e del “dopo la fine del mondo” per restituirlo a una realtà che ci appartiene. L’assurdo non è un genere: è una condizione quotidiana. Vive nella ripetizione dei gesti, nelle abitudini che ci tengono in vita, nella paura di cambiare posizione, di uscire, di restare soli. L’appartamento di Hamm e Clov è una casa reale, decadente, impoverita. Le finestre non si aprono più, i genitori vivono da anni nel bagno – non in un’astrazione scenica, ma in una vasca che odora di ruggine e di memoria. Tutto ciò che li circonda è vero, tangibile, ma anche fragile come una memoria che si sbriciola. Il riferimento al periodo della pandemia resta sottotraccia, non dichiarato. Non serve nominarlo: è rimasto nel corpo degli attori, nei loro respiri trattenuti, nella distanza con cui si parlano. La segregazione, la stanchezza, la convivenza forzata sono esperienze che oggi riconosciamo senza bisogno di metafore. Finale di partita diventa così una radiografia del nostro tempo: una famiglia chiusa in una routine che si ripete, incapace di salvarsi e di smettere di provarci. Non un’allegoria filosofica, ma una storia d’amore e di sopravvivenza. Il dolore, la dipendenza, la paura, l’ironia: tutto si muove dentro un presente che non passa mai. La partita è ancora la stessa, ma il finale non è più un concetto astratto. È la resa quotidiana che ciascuno di noi compie di fronte all’altro, nel tentativo – disperato e tenerissimo – di restare vivi.
Gabriele RussoQuaderni di regia e testi riveduti. Finale di partita. Ediz. critica Cue Press
https://www.cuepress.com/prodotto/samuel-beckett-quaderni-di-regia-e-testi-riveduti-finale-di-partita/Gabriele Frasca, Il dolce stil no
https://www.cuepress.com/prodotto/gabriele-frasca-il-dolce-stil-no-samuel-beckett/Gabriele Frasca Romanzi, teatro e televisione Samuel Beckett
https://www.oscarmondadori.it/libri/romanzi-teatro-e-televisione-samuel-beckett/ - The Whale
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The Whale
THE WHALE
di Samuel D. Hunterregia Marco Lorenzi
con Daniele Russo e cast in via di definizione
dramaturg Federico Bellini
scene Gregorio Zurla
luci Umberto Camponeschi
costumi Alessio Rosati
progetto sonoro Massimiliano Bressan
aiuto regia Salvatore Scotto D’Apolloniaproduzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo, Elsinor, Viola Produzioni – Centro di Produzione Teatrale
Charlie insegna scrittura online senza mai mostrarsi. Vive isolato, prigioniero di un corpo che sembra voler inghiottire anche sé stesso. Quando scopre di avere pochi giorni di vita, Charlie prova a riallacciare il legame con la figlia Ellie, la figlia adolescente abbandonata anni prima.
In un mondo attraversato da sensi di colpa, fede, rabbia e bisogno d’amore, “The Whale” racconta il fragile confine tra espiazione e salvezza.
- La diva del Bataclan
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La diva del Bataclan
Matinée giovedì 15 aprile 2027 ore 11.00
Durata 80 minuti circa
Ingresso 10 € | Piccolo BelliniTrailer https://vimeo.com/1140878573
Per partecipare a questa matinée, scrivere a:
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.comLA DIVA DEL BATACLAN
regia, drammaturgia e liriche Gabriele Paolocà
drammaturgia fisica Carlo Massaricon Claudia Marsicano
e con Gabriele Correddumusiche originali Fabio Antonelli
scene Rosita Vallefuoco
luci Martìn Emanuel Palma
video Luca Brinchi e Gabriele Paolocà
progetto audio Niccolò Menegazzo
costumi Anna Coluccia
tecnica Chiara Zaffiro
assistente volontario Matteo Libertucci
foto di scena Manuela Giusto
ufficio stampa Antonella Mucciaccio
traduzioni Marco Chenevier
aiuto regia Marco Fascianaproduzione Cranpi, SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, Romaeuropa Festival
con il contributo di MiC – Ministero della Cultura, Regione Lazio
con il sostegno del Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), Comune di Sansepolcro e Teatro Biblioteca QuarticcioloSiamo a Parigi, nel 2015. Audrey è una giovane ragazza che vive con la madre, in periferia. La sua vita è segnata da un profondo isolamento, legato al contesto impoverito in cui vive ma anche autoimposto, per una difficoltà a relazionarsi con il mondo, ad accettarsi e a farsi accettare. Il mondo virtuale, dei social media e delle chat diventa una naturale via di fuga dalla realtà. Audrey ne comprende subito i meccanismi: capisce cioè di riuscire a modificare più facilmente la realtà virtuale che la sua condizione reale, attraverso la creazione di identità fittizie. Il culmine di questa costruzione manipolatoria arriva quando Parigi viene colpita da un drammatico attacco terroristico: il 13 novembre, per le strade ma soprattutto all’interno della famosa sala concerto del Bataclan, perdono la vita più di 130 persone, con un numero altissimo di feriti. L’impatto dell’evento è tale da generare una grande attenzione e solidarietà mediatica. Audrey decide di andare oltre e come faranno realmente anche altre persone come lei, si fingerà una delle vittime dell’attentato.. Da questo momento in poi, la seguiamo in tutti i passaggi (e le conseguenze) che la porteranno a diventare La diva del Bataclan.
Proponiamo una lettura ragionata della locandina, che rispecchia la natura ‘multidisciplinare’ del lavoro.
Lo spettacolo è prodotto da Cranpi, realtà romana molto attiva nel sostenere nuovi autori e interpreti, assieme ad artisti affermati nel campo della creazione contemporanea.
L’autore, Gabriele Paolocà, ha vinto, con la sua compagnia Vico Quarto Mazzini, diversi premi Ubu per la trasposizione teatrale de La Ferocia, di Nicola Lagioia.
L’attrice, Claudia Marsicano, è anche lei performer pluripremiata; è l’interprete di R.osa, un fortunatissimo spettacolo di Silvia Gribaudi, longevo e internazionale nelle sue tappe, tra cui anche Napoli.
Lo spettacolo ha una componente performativa (la drammaturgia fisica di Carlo Massari), musicale (con le musiche del compositore Fabio Antonelli), audiovisiva (i video di Luca Brinchi e sempre Paolocà) perfettamente intrecciate con la parola.Lo spettacolo ha diversi temi di studio:
storia contemporanea: il fenomeno del terrorismo, inquadrato nell’analisi degli equilibri geopolitici attuali;
il ruolo che assumono i social media nelle relazioni e nella costruzione della propria identità, per giovani e adulti (il cuore dello spettacolo);
l’attualità delle dinamiche ‘virtuali’ (del loro uso o abuso, delle conseguenze in termini di rapporti di potere, di solidarietà, di informazione) in relazione ad eventi traumatici, personali e collettivi da rielaborare;
il tema dell’emarginazione sociale e della fragilità individuale;
il tema della gloria, del successo, del riconoscimento sociale e delle sue derive narcisistiche;
il tema della infinita possibilità dell’arte di raccontare eventi reali, di cronaca, anche quando sono percepiti come forti, violenti e da evitare.Nello specifico, la particolarità dello spettacolo è nella scelta e interpretazione del genere musical: come dice la compagnia, ‘l’idea è quella di creare un perturbante corto circuito tra la scelta di un genere innocuo come il musical e l’incisività e la brutalità della scena narrata’.
In questa drammaturgia, insieme di parola e musica, i temi vengono ‘cantati’, rielaborando lo stesso stile rock degli Eagle of Death Metal, il gruppo che fu interrotto dall’irruzione dei terroristi, mentre suonava sul palco del Bataclan.
Lo spettacolo assume a tratti le forme del concerto e in generale, utilizza vari strumenti teatrali di rottura della quarta parete, facendo convivere la tecnologia dei video con la figura tradizionale del ‘servo di scena’.Perché vederlo?
La Diva è uno spettacolo contemporaneo che si fa intrattenimento: un cortocircuito tra un musical sfavillante e un perturbante fatto di cronaca; un dispositivo registico innovativo volto a far emergere la spettacolarità recitativa della sua interprete, un’attrice che non risparmia nulla e che trascina lo spettatore in un maremoto di emozioni. La Diva è un’esplosione di energia: se fossimo in un cinema Bollywood la gente si alzerebbe in piedi e comincerebbe a cantare e ballare dall’inizio alla fine.
Perché non vederlo?
La Diva tira fuori “qualcosa” che parla segretamente a ognuno di noi. Una zona dell’animo umano davvero poco battuta. Questa messinscena la rende familiare, nota, di quella conoscenza non mediata dalla morale, ma sbattuta in faccia attraverso un inevitabile rispecchiamento. Ce la mette davanti, ci riconosciamo, e, assieme a Audrey, ne patiamo le conseguenze.
Perché è l’ombra che abita ciascuno di noi a dover essere riconosciuta, per comprendere l’altro da sé. Se non vi suole compiere quest’atto, forse è meglio non venire a vedere “La Diva del Bataclan”. -
Leggere | Edipo Re |
Uno, nessuno e Centomila -

Leggere | Edipo Re | Uno, Nessuno e Centomila
LEGGERE
di e con Paolo Cresta
Ho iniziato a fare l’attore durante il secondo liceo scientifico (liceo Rinaldo d’Aquino di Montella in provincia di Avellino). Ho sempre recitato: in tutte le foto tra asilo e scuole medie mi si vede sempre in costume o con un microfono in mano, ma soltanto durante il secondo liceo ho capito che recitare sarebbe stata la mia vita. La mia “carriera” scolastica era, fino ad allora, proceduta piuttosto tranquillamente. Ma quell’anno, il secondo liceo, appunto, mi sentii perso, entrai in crisi. Ma proprio allora la scuola fece partire un laboratorio di teatro tenuto da una compagnia filodrammatica di Avellino e mettemmo in scena “il Drago” un testo di Schwarz. Avevo finalmente trovato un modo per comunicare col mondo: il Teatro. E avevo trovato un modo per riscoprire la bellezza.
Per raccontare questo progetto ho ritenuto opportuno partire dalla mia piccola esperienza personale. La letteratura è alla base del mio lavoro d’attore. L’attore, l’interprete, è colui che utilizza la propria voce e il proprio corpo per condividere con il pubblico le parole dell’autore. Lavoro dell’attore è far vivere quelle parole!
Cosa avviene?
Io stesso accolgo gli studenti, in maniera semplice, informale. Inizio col chiedere di che classe sono, come stanno, se sanno perché sono lì. Approfitto di queste iniziali domande e conseguenti risposte per cominciare a conoscere i loro nomi. Mi presento e dico di essere un attore e non un professore e che quindi possono rilassarsi. Annuncio che farò molte domande durante il tempo che passeremo insieme e che per queste domande non ci sono risposte “giuste” e così, semplicemente, li spingo a pensare. Una delle prime domande che pongo è: “secondo voi perché uno scrittore scrive?”. Da qui il nostro dialogo entra nel vivo e ci porterà a leggere e scoprire/riscoprire l’autore o l’argomento tema dell’incontro.
Nota: Questi incontri, non essendo degli spettacoli, non seguono un copione predefinito; sono vivacemente mutevoli e, data la forte componente dialogica, dipendono da ciò che nasce dall’incontro con gli studenti. A volte riesco a leggere e raccontare tutto quello che ho previsto per quell’incontro, altre no perché il dialogo ci ha portati a soffermarci maggiormente su qualche pagina, oppure un’osservazione può portarmi a testi che non avevo affatto previsto. Nel dar voce ai testi il mio obiettivo, sempre in un clima di dialogo e divertimento, è di ricordare agli studenti quanta vita, quante emozioni, riflessioni, sogni sono contenuti nelle pagine che hanno la fortuna di incontrare e come, a volte, il fatto di doverle studiare ci “distragga” da tutto questo. Far sentire con forza e passione come ogni autore chieda di essere ascoltato e che nel momento in cui ci mettiamo in ascolto quello è il momento in cui capiamo che è proprio a me, lettore che anche solo per caso ho appoggiato gli occhi sulla sua pagina, che voleva parlare. È a me che voleva raccontare la sua storia. Proprio a me.ARGOMENTI DISPONIBILI
I promessi sposi
L’iliade: Ettore e Achille
L’amore
Il Decamerone – nuovo titolo!Date da ottobre 2026 al marzo 2027
Matinée da definire
Ingresso 9 € | Sala GrandePer partecipare a questa matinée, scrivere a:
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.comEDIPO RE
da Sofocle
lettura drammatizzata
adattamento e interpretazione Paolo CrestaCon “Edipo re. Tragedia per voce sola” continua (dopo “Uno, nessuno e centomila”) il mio personale percorso teatrale di indagine sull’animo umano e sulla scoperta del proprio essere.
Edipo è il re di Tebe, amato e ammirato dal suo popolo perché aveva liberato la città da quel terribile mostro che era la Sfinge. Ma nel volgere di un solo giorno, nelle poche ore che vanno dall’alba al tramonto, questo re al culmine della propria fortuna vedrà mutare radicalmente la propria esistenza. Edipo re tratta della fragilità dell’esperienza umana, che può passare, in breve tempo, dal massimo dello splendore alla più abissale delle abiezioni. La parola di Sofocle, interpretata da un unico attore che dà voce a tutti i personaggi ,corre, musicale e sferzante, precisa e tagliente, con il ritmo e la suspense di un thriller, a fare luce su quanto è accaduto e, così facendo, a scandagliare l’animo umano.Date da ottobre 2026 ad aprile 2027
Matinée da definire
Ingresso 10 € | Sala GrandePer partecipare a questa matinée, scrivere a
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.comUNO, NESSUNO E CENTOMILA
adattamento, interpretazione e regia Paolo CrestaUn uomo, un uomo qualunque come si definisce lui stesso, un giorno come un altro, riceve un’osservazione da sua moglie: “Guardatelo bene il naso, ti pende verso destra”. Questa semplice e, apparentemente, innocua frase trascina l’uomo, Vitangelo Moscarda, in abissi di riflessioni e considerazioni che gli scavano dentro.
Inizia a ricercare dentro di sé, nelle persone intorno a lui, scoprendosi, tormentatamente, Uno, nessuno e centomila.
È così che, da un semplice specchio, superficie ambigua e inquietante, emerge per Vitangelo
Moscarda, un volto di sé finora ignorato, provocando in lui una profonda crisi, fino all’agghiacciante consapevolezza che la sua immagine negli occhi degli altri è profondamente lontana da quella che ha di se stesso.
Da qui la presa d’atto ancora più inquietante: egli non è ‘uno’, come aveva creduto sino a quel momento, ma ‘centomila’, nel riflesso delle prospettive degli altri, e quindi ‘nessuno’. La realtà banale e paradossale dell’uomo, in relazione a se stesso e agli altri, è il filo rosso di una storia nella quale ciascuno di noi è costretto a riconoscersi.
In scena una sedia e un uomo, solo, che si rivolge direttamente al pubblico, proprio come il romanzo si rivolge direttamente al lettore. Racconta la sua storia, e nel farlo si confida, si confessa, rivive il suo lancinante viaggio interiore, e giunge ad affermare che, oltre a tutto il resto, non ha più bisogno di un nome, perché i nomi convengono ai morti, a chi ha concluso.
Lui è vivo, e non conclude. La vita non conclude, e non sa di nomi, la vita.
Pirandello stesso lo definì come il romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”. Ed è da questa scomposizione che sono partito. Ho avuto come riferimenti visivi Francis Bacon , Lucian Freud e Alberto Giacometti. Ciò che resta dell’uomo spogliato di tutto. Le prime parole che faccio pronunciare a Moscarda non sono di Pirandello: sono tratte da una lettera di Alberto Giacometti, e parlano di un filo di polvere, un semplice filo di polvere, ma per lui, e forse solo per lui, bellissimo.Date da ottobre 2026 ad aprile 2027
Matinée da definire
Ingresso 10 € | Sala GrandePer partecipare a questa matinée, scrivere a
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com - U Parrinu
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U Parrinu
La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafiaDate da marzo ad aprile 2027
Matinée da definire
Ingresso 10 € | Sala GrandePer partecipare a questa matinée, scrivere a
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.comU PARRINU
La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia
di e con Christian Di Domenico
regia Christian Di DomenicoMi capita spesso di rimanere stupito quando mi dicono che i grandi, e intendo i grandi uomini, andavano in un posto da mortali come il mare, da corpi di peccatori buttati al sole. D’estate magari, in Sicilia,dentro quel caldo d’inferno.
È che uno non se l’immagina proprio. Ma il futuro parrinu di Brancaccio, a Palermo, assassinato dalla mafia nel settembre novantatré davanti casa con un colpo di pistola alla nuca, al mare ci andava eccome. Perché era nu parrinu strano. Anticonformista. Che metteva i calzoni. E ci andava con i ragazzini delle periferie perché, almeno una volta, giocassero lontano dalle strade.Ecco, la storia di Christian inizia proprio al mare, su una scogliera, precisamente. La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia; una storia semplice, narrazione di un attore solo con na pocu di musica. Nu ricordu sfumato, che si snoda tra fatti di cronaca, politica e lotta sin da quella prima giornata di mare coi bambini du parrinu strano coi calzoni.
Lì Christian fa esperienza dell’onore dei mafiosi, obbligati sin da bambini a non chiedere mai scusa a nessuno. Ma il ragazzo impara anche l’onore del perdono, che Pino porterà a san Gaetano di Brancaccio, quartiere con la più alta concentrazione mafiosa dell’intera Sicilia, e che manterrà sempre fino a quel giorno di metà settembre novantatré.
Qualche anno dopo Christian ritorna su quella scogliera. E inizia da lì, dal suo ricordo, a raccontarci di Pino, dell’amico di famiglia, dell’uomo di chiesa, del maestro di scuola. Che aveva imparato a perdonare, in punto di morte, la violenza di chi ne era incapace e già gli puntava la pistola alla nuca. Ed era sicuro che il perdono, con l’esempio e il racconto, potesse essere insegnato.
“Ho incontrato molta gente di Chiesa… e tutti mi hanno detto: non ti preoccupare che Dio ti perdona… Io, su questo, ho spesso dubitato che possa perdonare uno come me, di quello che ho fatto io… soprattutto adesso che forse ho ammazzato un santo… figuriamoci… quante possibilità di perdono posso avere io?” (Salvatore Grigoli, assassino di Padre Pino Puglisi). Christian Di Domenico
- Uno, roje, roje e mmiezo tre… Pulicinè!
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Uno, roe, roje e mmiezo, tre... Puliciné!
Date da marzo ad aprile 2027
Matinée da definire
Ingresso 10 € | Sala GrandeEtà consigliata 5/10 anni
Durata spettacolo 50 minutiPer partecipare a questa matinée, scrivere a
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.comUNO, ROJE, ROJE E MMIEZO TRE… PULICINE’!
Un teatrino di guarattelle a dimensione umana
a cura de Il Teatro nel Baulecon Sebastiano Coticelli, Simona Di Maio, Dimitri Tetta
regia Sebastiano Coticelli, Simona Di Maiocostumi, scene e oggetti Il Teatro nel Baule
In questo spettacolo, tratto dal testo classico di teatro dei burattini Pulcinella, Teresina e la morte, Pulcinella cerca Teresina ma, al suo posto, incontra diversi personaggi: il cane, il padrone del cane, il carabiniere, il frate, il boia, la morte. I bambini si ritroveranno in un gioco fatto di musica e frastuono, di sacro e profano, di ironia e autoironia, nel quale Pulcinella affronta la vita e la morte.

Immacolata Concezione
Matinée giovedì 15 ottobre 2026 ore 11.00
Durata 90 minuti
Ingresso 12 € | Sala Grande
Trailer https://www.youtube.com/watch?v=wHvEqS9Ambw&t=2s
Per partecipare a questa matinée, scrivere a:
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
IMMACOLATA CONCEZIONE
(in Tre riti sull’amore)
uno spettacolo di Vuccirìa Teatro
drammaturgia e regia di Joele Anastasi
con Federica Carruba Toscano, Alessandro Lui, Enrico Sortino, Eduardo Scarpetta, Joele Anastasi
da un’idea di Federica Carruba Toscano
scene e costumi Giulio Villaggio
light designer Martin Palma
musica originale Davide Paciolla
testo musica Federica Carruba Toscano
contributo drammaturgico Alessandro Lui
sculture cartapesta Ilaria Sartini
foto Dalila Romeo, Alessandro Scarano
video Giuseppe Cardaci
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
Siamo in un piccolo paese della Sicilia, nel 1940, mentre l’Italia entra in guerra e Mussolini promulga le leggi razziali. Il primo a parlare è un uomo di umili origini, un pastore che vede morire di malattia tutte le sue capre, sua principale fonte di sostentamento. Decide di barattare la figlia Concetta, sana, giovane, a suo dire non molto intelligente, con una capra gravida di proprietà di Donna Anna, tenutaria del bordello del paese. Qui, la ragazza potrà diventare fonte di reddito, come prostituta, rispettando le regole del lavoro, tra cui quella di incontrare, come primo cliente, Don Saro, riconosciuto come capo e governatore del paese. Concetta incontrerà altri personaggi significativi (il dottore, il prete) ma soprattutto Turi, figlioccio di Don Saro. Tutta la storia si sviluppa nell’intreccio tra l’amore tra Concetta e Turi, contrapposto alle dinamiche di abuso e potere che Don Saro e tutto il paese esercitano su Concetta. La trama si fa fitta ma il dato principale è che questa ragazza, apparentemente inconsapevole e ‘immacolata’, con la sua purezza porta scompiglio, altera gli equilibri, fa scoppiare le contraddizioni e le miserie del mondo che la circonda.
Lo spettacolo Immacolata Concezione ha dieci anni. Nella stagione 26/27 del Teatro Bellini, è il primo di tre appuntamenti dedicati alla compagnia siciliana Vucciria Teatro: gli altri titoli di questo trittico sull’amore saranno infatti presentati al Piccolo Bellini, nel 2027 (Io mai niente con nessuno avevo fatto dal 19 al 24 gennaio e Battuage dal 26 al 30 gennaio). Questa presenza così articolata permette a chi volesse seguire tutte le tappe, di comprendere meglio cosa vuol dire quando, a proposito di una compagnia, si parla di uno specifico linguaggio e della sua evoluzione, in termini formali e contenutistici.
Nel 2026, la casa editrice Cue Press pubblicherà i tre testi in un’unica opera monografica, intitolata TRE RITI SULL’AMORE.
La compagnia Vucciria Teatro è composta da Joele Anastasi, Federica Carruba Toscano, Enrico Sortino. Gli elementi portanti del loro lavoro sono tre: la dimensione fisica del corpo, inteso come materia umana senza filtro e come coro; la lingua, anch’essa materica, fatta non solo di dialetto; l’utilizzo di codici senza tempo, come la tragedia, per affrontare fortissimi temi contemporanei.
Immacolata Concezione ha vinto la quinta edizione del festival I Teatri del Sacro. In occasione della tappa al Teatro Bellini, la compagnia modifica il cast originale, coinvolgendo in scena Eduardo Scarpetta.
Lo spettacolo Immacolata concezione mette in evidenza alcuni temi:
la sfera della sessualità nelle sue accezioni più dirette (a partire dalla nudità in scena), fino a quelle più complesse (i condizionamenti sociali, culturali, religiosi);
il rapporto maschile/femminile come esercizio di potere (possesso, abuso, violenza, peccato, guerra) o come campo di attuazione della ‘‘legge”;
la possibilità di vivere secondo principi altri come l’accoglienza, la speranza, l’autenticità, il desiderio;
il tema del sacrificio e del capro espiatorio in relazione al nostro tempo;
il tema della maternità;
la dimensione del tragico e del fiabesco, entrambi intesi come meccanismi fatali, come destino, come rito.
L’azione scenica è intrecciata con il racconto della famosa favola siciliana di Colapesce, il giovane pescatore messinese capace di restare nelle profondità del mare, tanto da non distinguersi più da un pesce. In Immacolata concezione, questa leggenda si piega alla vicenda di Concetta e Turi e viene utilizzata, a livello drammaturgico, per dare profondità ai personaggi e lasciare la sensazione di una storia ancora aperta e piena di domande per lo spettatore.
Alcuni passaggi utili, nella presentazione della compagnia:
‘Dentro Tre riti sull’amore, Immacolata Concezione è la stazione della fondazione: il punto in cui il rito nasce e la comunità mostra la sua ambivalenza. È capace di accogliere, ma anche di divorare ciò che desidera.
Concetta è un simbolo che incrina l’ordine: “sente” l’anima dei clienti, permette una fragilità che fuori non è concessa, confonde i ruoli e scioglie le gerarchie.
Qui, il mare come creatura e misura del possibile è ancora mito e orizzonte. E proprio come nel racconto di Colapesce, che sorregge l’isola dal fondo, anche Concetta finisce per “reggere” una comunità.
La retrospettiva rilegge questa origine come primo movimento di una discesa verso una de-umanizzazione che continua a caratterizzare la nostra storia collettiva.’ Compagnia Vucciria Teatro.

Misurare il salto delle rane
Matinée giovedì 26 novembre 2026 ore 11.00
Durata 100 minuti
Ingresso 12 € | Sala Grande
Trailer https://www.youtube.com/watch?v=gg27zjXAlIM
Per partecipare a questa matinée, scrivere a:
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
MISURARE IL SALTO DELLE RANE
uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo
drammaturgia Gabriele Di Luca
regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti
con (in o.a.) Elsa Bossi (Lori), Marina Occhionero (Iris), Chiara Stoppa (Betti)
assistente alla regia Matteo Berardinelli
musiche originali Massimiliano Setti
scene Enzo Mologni
costumi Elisabetta Zinelli
ideazione luci Carrozzeria Orfeo
direzione tecnica e luci Silvia Laureti
macchinista Cecilia Sacchi
realizzazione scene Atelier Scenografia Fondazione Teatro Due
realizzazione costumi Atelier Sartoria Fondazione Teatro Due
illustrazione locandina Federico Bassi e Giacomo Trivellini
foto di scena Simone Infantino
organizzazione Luisa Supino e Giulia Zaccherini
ufficio stampa Raffaella Ilari
produzione Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatri di Bari e Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival in collaborazione con Asti Teatro 47
Siamo in un piccolo paese di pescatori, a metà degli anni Novanta. Un lago molto grande, una scogliera molto alta e una palude delimitano i confini di questo paese, isolandolo dal resto del mondo che è infatti ‘dall’altra parte’.
In questo paese vivono Lori e Betti, che si presentano come zia e nipote.
Betti si è specializzata in uno sport parecchio originale: allena rane a saltare in altezza.
In paese arriva Iris, il terzo personaggio femminile, che ha una notizia da dare a Lori, senza conoscere nulla né della loro storia né di quella del paese.
Loris è infatti portatrice di un messaggio che ha a che fare con il passato di Lori e Betti: il suicido di Joe, figlia adolescente di Lori e sorella d’elezione di Betti.
Tutto il racconto si sviluppa in parallelo tra lo svelamento della verità attorno a questa morte e l’emersione, come una luce su un dipinto molto scuro, dei rapporti più profondi tra i personaggi.
Lo spettacolo Misurare il salto delle rane ha vinto il PREMIO DELLA CRITICA A.N.C.T. 2025 come miglior spettacolo ed è candidato al Premio Le Maschere del Teatro come migliore novità italiana per il testo di Gabriele Di Luca e migliore attrice non protagonista (Chiara Stoppa).
La compagnia Carrozzeria Orfeo
Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti, sono direttori artistici di Carrozzeria Orfeo, compagnia teatrale professionista fondata nel 2008 insieme a Luisa Supino, una società cooperativa di impresa sociale, con sede a Mantova, dove gestisce lo spazio di Sala Maddalena a Curtatone. 12 spettacoli prodotti, 1 film, una community digitale composta da 24.000 followers su Facebook e oltre 21.000 su Instagram, 5 progetti finanziati da Fondazione Cariplo, 6 testi teatrali di Gabriele Di Luca pubblicati da Cue Press, 15 riconoscimenti nazionali tra premi e menzioni speciali: tutto questo fa di Carrozzeria Orfeo una tra le compagnie più apprezzate del teatro italiano, un punto di riferimento per la drammaturgia contemporanea nazionale. Il suo teatro pop, fatto di drammaturgie originali ispirate all’osservazione del nostro tempo, mescola i generi, fonde il divertimento al dramma, mantenendo costante l’attenzione per il pubblico, da sempre interlocutore privilegiato della Compagnia.
NOTE DI DRAMMATURGIA
«Misurare il salto delle rane è un titolo enigmatico ed evocativo. La rana, creatura anfibia, vive tra due mondi: è simbolo di metamorfosi e adattamento, ma anche di resilienza e forza femminile primordiale. Il suo salto rappresenta un movimento di trasformazione, l’abbandono di uno stato precedente per approdare a uno nuovo. Questo titolo assume molteplici significati per le protagoniste: Lori è intrappolata in una stasi emotiva, incapace di compiere quel salto necessario per elaborare il lutto. Per Betti, con la sua ossessione per le gare di salto, ogni centimetro guadagnato da Froggy è una piccola vittoria contro un destino che l’ha marchiata come pazza. Iris ha già compiuto un salto significativo, abbandonando la sua vita agiata per seguire l’impulso di consegnare quel messaggio, ma si trova ora a dover decidere se continuare verso una verità potenzialmente distruttiva o retrocedere nella sicurezza delle convenzioni. Misurare questi salti è un’impresa impossibile: come quantificare il coraggio, la disperazione, la speranza? Come calcolare la distanza emotiva tra un prima e un dopo segnato dal trauma? In un contesto sociale che ha normalizzato la violenza di genere, il salto diventa anche atto politico: scegliere di non restare immobili, di non accettare passivamente il ruolo imposto. Le tre protagoniste, ciascuna a suo modo, saltano oltre le convenzioni, rifiutando di rimanere intrappolate nei ruoli prescritti di madre perfetta, donna “normale” o moglie ideale».
Gabriele Di Luca
La storia raccontata in Misurare il salto delle rane mette in luce diversi temi, intrecciati tra di loro:
la natura complessa dei rapporti affettivi (la difficoltà di comunicare, l’autenticità dei sentimenti, il perdono e la comprensione, la dipendenza, l’anaffettività, la crudezza delle parole)
la fragilità e la morte
il tema della perdita e dell’abbandono (l’elaborazione del lutto, l’importanza e il peso dei ricordi)
i condizionamenti sociali (ruoli, abitudini, aspettative) e la ricerca di libertà e di espressione del sé
la condizione femminile (la violenza e l’oppressione come destino e come automatismo)
la definizione di normalità e di desiderio
la possibilità di cambiare lo stato delle cose
Per gli studenti, la visione dello spettacolo è un’occasione di incontro reale con la drammaturgia contemporanea a teatro, dove sono sicuramente più abituati a confrontarsi con testi classici e meno con la possibilità di raccontare storie vicine, per immaginario e linguaggio.
La scrittura di Gabriele Di Luca è particolarmente efficace nel creare contesti e personaggi estremamente dettagliati e coerenti, con cui è facile entrare subito in sintonia; le atmosfere e la struttura del racconto, che passa attraverso l’introduzione di singoli elementi alla volta, rimanda al genere crime, con un mistero da risolvere; il linguaggio è caratterizzato da una sapiente alternanza di tragico e comico, poesia e ironia, definibile dunque come dark comedy.
Attraverso la trama e i dialoghi, il drammaturgo struttura diversi livelli di lettura, sia realistici che simbolici e crea personaggi difficili da descrivere in modo univoco, secondo categorie tradizionali.
Una scrittura dunque che sorprende, attira e contemporaneamente spinge ad un lavoro di analisi e comprensione attiva.
Vi presentiamo alcuni stralci del dossier della Compagnia Orfeo, espressamente realizzato per il mondo della scuola.
‘Uno sguardo filosofico
Nella postfazione al volume pubblicato da Cue Press, Lettera ai personaggi, la filosofa Maura Gancitano individua uno degli aspetti più preziosi della scrittura di Carrozzeria Orfeo: la capacità di restituire personaggi che sfuggono alle definizioni semplici e alle categorie rassicuranti.
Lori, Betti e Iris non incarnano modelli esemplari, né rappresentano figure facilmente classificabili. Sono donne attraversate da contraddizioni, desideri, fragilità e slanci vitali. Attraverso di loro, lo spettacolo invita a riconoscere la complessità dell’esperienza umana e a diffidare delle narrazioni che riducono le persone a etichette o stereotipi.
La riflessione di Gancitano offre una chiave di lettura particolarmente significativa per gli studenti e le studentesse: la crescita non coincide sempre con il raggiungimento di certezze, ma spesso passa attraverso l’accettazione dell’incertezza, del dubbio e della trasformazione. In questo senso, il teatro diventa uno spazio privilegiato per esercitare uno sguardo critico sul mondo e sulle identità che lo abitano.’
Perché vederlo?
‘Misurare il salto delle rane offre alle giovani generazioni l’occasione di confrontarsi con questioni che attraversano il presente: la costruzione dell’identità, il rapporto tra libertà individuale e aspettative sociali, la memoria, il dolore, la possibilità del cambiamento.
La forza dello spettacolo risiede nella sua capacità di affrontare temi complessi senza ricorrere alle semplificazioni. È un’ode alla complessità dell’essere umano, con la sua infinita capacità di perdersi e ritrovarsi, un invito a confrontarsi coi propri limiti e a cercare la bellezza in piccoli atti di trasformazione.
Più che offrire risposte, Misurare il salto delle rane invita i giovani spettatori e spettatrici a sostare nelle domande. Ed è forse proprio questa la sua qualità più preziosa.’

Finale di partita
Matinée venerdì 19 febbraio 2027 ore 11.00
Durata 90 minuti
Ingresso 12 € | Sala Grande
Trailer https://www.youtube.com/watch?v=BpVwiOU4m7U
Per partecipare a questa matinée, scrivere a:
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
FINALE DI PARTITA
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
regia Gabriele Russo
con Michele Di Mauro, Giuseppe Sartori, Alessio Piazza, Anna Rita Vitolo
scene Roberto Crea
costumi Enzo Pirozzi
disegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzo
musiche e progetto sonoro Antonio Della Ragione
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo
Più che una trama da seguire, ci troviamo di fronte ad una scena da osservare.
Hamm, un anziano signore cieco e paralizzato, e il suo servo Clov, che può camminare ma non può sedersi, trascorrono le loro giornate in casa, discutendo. Apparentemente, non accade nulla: piuttosto, si ripetono sempre gli stessi dialoghi. Hamm dà ordini a Clov; Clov vorrebbe andarsene ma non lo fa. In una vasca, compaiono Nagg e Nell, i genitori di Hamm, che ricordano il passato e chiedono cibo, fino a che o muoiono o semplicemente, si zittiscono. Dovrebbe accadere qualcosa per interrompere questa situazione. Una mossa finale, come quella di una partita a scacchi, in cui il re (Hamm), chiude la partita (la vita). Un finale c’è. Ma non è chiaro come vada a finire.
Samuel Beckett scrisse Finale di partita nel 1957. Aveva già scritto Aspettando Godot. Lo spettacolo fu messo in scena prima in Inghilterra, poi in America. Dopo dieci anni e altre rappresentazioni, decise di curarne la regia. Siamo nel 1967 a Berlino: la sua prima regia, la prima regia di un suo testo, il primo testo per cui cominciò a scrivere i suoi quaderni di regia.
Poi lo rimise in scena tredici anni dopo, in inglese.
Alcuni studiosi di Beckett hanno minuziosamente ripercorso le messe in scena dell’autore, ricostruendo note e traduzioni (perché, nel frattempo, Sam ‘l’equilinguista’, come lo chiamano, si traduceva dal francese all’inglese e viceversa, in occasione di edizioni e riedizioni dei suoi testi) e da questa ricostruzione è emerso che ad ogni passaggio, qualcosa del testo iniziale veniva modificato.
Guardandolo (fatto da altri) o mettendolo in scena (da regista), sembra che Beckett abbiamo compreso quanto il teatro fosse un ‘atto di creazione collettiva’, in cui l’autore cede parte della sua visione a quella del regista e degli attori e così, impercettibilmente, rende vivo il proprio testo, modificandolo o aprendolo ad una trasformazione.
In Italia, c’è stata una lunga storia di messe in scena di Finale di partita, in cui registi e attori hanno cercato di venire a capo di una materia complessa. E i risultati sono stati diversissimi. Dalla prima regia italiana dell’allora giovane Andrea Camilleri (1958, dunque prima della stessa regia di Beckett!) che poi ne farà anche una regia televisiva con Renato Rascel e Adolfo Celi, a Glauco Mauri; dalle marionette/pedine del Teatrino Giullare, per arrivare al clamoroso U juoco sta’ finiscennu di Cauteruccio, che scrisse tutto il testo in dialetto calabrese e ambientò addirittura la prima delle sue due regie in una scena che faceva chiaramente riferimento alla dimensione del carcere.
Qui, https://www.cssudine.it/stagione-contatto/1996/510/finale-di-partita, parliamo invece della regia di Carlo Cecchi del 1996, con lo stesso regista nelle vesti di Hamm, un giovanissimo Valerio Binasco come Clov, Arturo Cirillo e Daniela Piperno nei panni di Nagg e Nell, i due genitori.
La versione di Finale di partita diretta da Gabriele Russo ha vinto il prestigioso Premio Nazionale della Critica ANCT 2025.
Anche rispetto al concetto di tema principale, Beckett sfugge a definizioni univoche, o meglio, presenta una complessità di temi che emergono, come uno scavo, quanto più si affronta il testo in profondità.
Proviamo a procedere, dalla superficie, verso il cuore della scrittura:
la condizione di immutabilità (rispetto alle nostre libertà scontate, dal movimento, al rapporto con il mondo esterno, al semplice concetto di volontà)
i legami come dipendenza
il rapporto genitori/figli
la difficoltà a comunicare i propri desideri più profondi
il tema del dolore
il valore della parola
il pensiero del futuro
la STORIA o il TEMPO come fallimento
l’idea di sensato o insensato
il valore del gesto
la salvezza individuale
il concetto di speranza
La regia di Gabriele Russo si distanzia dall’interpretazione ormai ‘canonica’ di Finale di partita, di solito inteso come esempio emblematico di ‘teatro dell’assurdo’. In questo lavoro, è meno evidente la componente comica del teatro beckettiano, ispirata alla slapstick ovvero alla comicità fisica ed esasperata alla Buster Keaton o Charlie Chaplin. A partire dalla scenografia, piena di dettagli realistici di un interno domestico, si comprende quanto la regia abbia fatto una scelta meno astratta o concettuale e più concreta, calando i personaggi in una dimensione di ‘famiglia’. Ci sono elementi diversi, alcuni più evidenti (ad esempio la vasca al posto dei bidoni per Nagg e Nell, la sedia a rotelle per Hamm, dettagli dei costumi), altri più sottili.
Le questioni universali rimangono le stesse, le parole sono le stesse ma suonano meno con i ritmi serrati del nonsense, del gioco quasi irrazionale della lingua.
Siamo dunque di fronte ad un nuovo capitolo di questa lunghissima vita di Finale di partita, che apre questioni sul senso della tradizione, dell’interpretazione, del passaggio tempo, della mutevolezza del linguaggio.
Queste sono questioni che riguardano direttamente chi, come voi insegnanti, si trova poi a dover spiegare, inquadrare e analizzare criticamente quanto viene proposto ai ragazzi. Quando ci si trova di fronte ad una materia viva, come il teatro, come si tengono assieme le categorie e i codici dello studio, dell’approfondimento critico con il linguaggio della scena?
Qualche minuto delle prove
https://www.youtube.com/watch?v=ADd5goN-DIA
Molte risposte sono già nelle note di regia:
La famiglia resta la zona sismica per eccellenza del teatro. Da Sofocle in poi, è il terreno dove si consuma la frattura tra il bisogno d’amore e la necessità di difendersi dall’amore stesso. Nel 2025, dentro un mondo che sembra aver superato il proprio apice di senso, torno a Finale di partita partendo da lì: dalla famiglia come ultimo rifugio e, insieme, ultima prigione. L’intento è quello di liberare Beckett dalla cornice dell’Assurdo e del “dopo la fine del mondo” per restituirlo a una realtà che ci appartiene. L’assurdo non è un genere: è una condizione quotidiana. Vive nella ripetizione dei gesti, nelle abitudini che ci tengono in vita, nella paura di cambiare posizione, di uscire, di restare soli. L’appartamento di Hamm e Clov è una casa reale, decadente, impoverita. Le finestre non si aprono più, i genitori vivono da anni nel bagno – non in un’astrazione scenica, ma in una vasca che odora di ruggine e di memoria. Tutto ciò che li circonda è vero, tangibile, ma anche fragile come una memoria che si sbriciola. Il riferimento al periodo della pandemia resta sottotraccia, non dichiarato. Non serve nominarlo: è rimasto nel corpo degli attori, nei loro respiri trattenuti, nella distanza con cui si parlano. La segregazione, la stanchezza, la convivenza forzata sono esperienze che oggi riconosciamo senza bisogno di metafore. Finale di partita diventa così una radiografia del nostro tempo: una famiglia chiusa in una routine che si ripete, incapace di salvarsi e di smettere di provarci. Non un’allegoria filosofica, ma una storia d’amore e di sopravvivenza. Il dolore, la dipendenza, la paura, l’ironia: tutto si muove dentro un presente che non passa mai. La partita è ancora la stessa, ma il finale non è più un concetto astratto. È la resa quotidiana che ciascuno di noi compie di fronte all’altro, nel tentativo – disperato e tenerissimo – di restare vivi.
Gabriele Russo
Quaderni di regia e testi riveduti. Finale di partita. Ediz. critica Cue Press
https://www.cuepress.com/prodotto/samuel-beckett-quaderni-di-regia-e-testi-riveduti-finale-di-partita/
Gabriele Frasca, Il dolce stil no
https://www.cuepress.com/prodotto/gabriele-frasca-il-dolce-stil-no-samuel-beckett/
Gabriele Frasca Romanzi, teatro e televisione Samuel Beckett
https://www.oscarmondadori.it/libri/romanzi-teatro-e-televisione-samuel-beckett/

The Whale
THE WHALE
di Samuel D. Hunter
regia Marco Lorenzi
con Daniele Russo e cast in via di definizione
dramaturg Federico Bellini
scene Gregorio Zurla
luci Umberto Camponeschi
costumi Alessio Rosati
progetto sonoro Massimiliano Bressan
aiuto regia Salvatore Scotto D’Apollonia
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo, Elsinor, Viola Produzioni – Centro di Produzione Teatrale
Charlie insegna scrittura online senza mai mostrarsi. Vive isolato, prigioniero di un corpo che sembra voler inghiottire anche sé stesso. Quando scopre di avere pochi giorni di vita, Charlie prova a riallacciare il legame con la figlia Ellie, la figlia adolescente abbandonata anni prima.
In un mondo attraversato da sensi di colpa, fede, rabbia e bisogno d’amore, “The Whale” racconta il fragile confine tra espiazione e salvezza.

La diva del Bataclan
Matinée giovedì 15 aprile 2027 ore 11.00
Durata 80 minuti circa
Ingresso 10 € | Piccolo Bellini
Trailer https://vimeo.com/1140878573
Per partecipare a questa matinée, scrivere a:
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
LA DIVA DEL BATACLAN
regia, drammaturgia e liriche Gabriele Paolocà
drammaturgia fisica Carlo Massari
con Claudia Marsicano
e con Gabriele Correddu
musiche originali Fabio Antonelli
scene Rosita Vallefuoco
luci Martìn Emanuel Palma
video Luca Brinchi e Gabriele Paolocà
progetto audio Niccolò Menegazzo
costumi Anna Coluccia
tecnica Chiara Zaffiro
assistente volontario Matteo Libertucci
foto di scena Manuela Giusto
ufficio stampa Antonella Mucciaccio
traduzioni Marco Chenevier
aiuto regia Marco Fasciana
produzione Cranpi, SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, Romaeuropa Festival
con il contributo di MiC – Ministero della Cultura, Regione Lazio
con il sostegno del Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt), Comune di Sansepolcro e Teatro Biblioteca Quarticciolo
Siamo a Parigi, nel 2015. Audrey è una giovane ragazza che vive con la madre, in periferia. La sua vita è segnata da un profondo isolamento, legato al contesto impoverito in cui vive ma anche autoimposto, per una difficoltà a relazionarsi con il mondo, ad accettarsi e a farsi accettare. Il mondo virtuale, dei social media e delle chat diventa una naturale via di fuga dalla realtà. Audrey ne comprende subito i meccanismi: capisce cioè di riuscire a modificare più facilmente la realtà virtuale che la sua condizione reale, attraverso la creazione di identità fittizie. Il culmine di questa costruzione manipolatoria arriva quando Parigi viene colpita da un drammatico attacco terroristico: il 13 novembre, per le strade ma soprattutto all’interno della famosa sala concerto del Bataclan, perdono la vita più di 130 persone, con un numero altissimo di feriti. L’impatto dell’evento è tale da generare una grande attenzione e solidarietà mediatica. Audrey decide di andare oltre e come faranno realmente anche altre persone come lei, si fingerà una delle vittime dell’attentato.. Da questo momento in poi, la seguiamo in tutti i passaggi (e le conseguenze) che la porteranno a diventare La diva del Bataclan.
Proponiamo una lettura ragionata della locandina, che rispecchia la natura ‘multidisciplinare’ del lavoro.
Lo spettacolo è prodotto da Cranpi, realtà romana molto attiva nel sostenere nuovi autori e interpreti, assieme ad artisti affermati nel campo della creazione contemporanea.
L’autore, Gabriele Paolocà, ha vinto, con la sua compagnia Vico Quarto Mazzini, diversi premi Ubu per la trasposizione teatrale de La Ferocia, di Nicola Lagioia.
L’attrice, Claudia Marsicano, è anche lei performer pluripremiata; è l’interprete di R.osa, un fortunatissimo spettacolo di Silvia Gribaudi, longevo e internazionale nelle sue tappe, tra cui anche Napoli.
Lo spettacolo ha una componente performativa (la drammaturgia fisica di Carlo Massari), musicale (con le musiche del compositore Fabio Antonelli), audiovisiva (i video di Luca Brinchi e sempre Paolocà) perfettamente intrecciate con la parola.
Lo spettacolo ha diversi temi di studio:
storia contemporanea: il fenomeno del terrorismo, inquadrato nell’analisi degli equilibri geopolitici attuali;
il ruolo che assumono i social media nelle relazioni e nella costruzione della propria identità, per giovani e adulti (il cuore dello spettacolo);
l’attualità delle dinamiche ‘virtuali’ (del loro uso o abuso, delle conseguenze in termini di rapporti di potere, di solidarietà, di informazione) in relazione ad eventi traumatici, personali e collettivi da rielaborare;
il tema dell’emarginazione sociale e della fragilità individuale;
il tema della gloria, del successo, del riconoscimento sociale e delle sue derive narcisistiche;
il tema della infinita possibilità dell’arte di raccontare eventi reali, di cronaca, anche quando sono percepiti come forti, violenti e da evitare.
Nello specifico, la particolarità dello spettacolo è nella scelta e interpretazione del genere musical: come dice la compagnia, ‘l’idea è quella di creare un perturbante corto circuito tra la scelta di un genere innocuo come il musical e l’incisività e la brutalità della scena narrata’.
In questa drammaturgia, insieme di parola e musica, i temi vengono ‘cantati’, rielaborando lo stesso stile rock degli Eagle of Death Metal, il gruppo che fu interrotto dall’irruzione dei terroristi, mentre suonava sul palco del Bataclan.
Lo spettacolo assume a tratti le forme del concerto e in generale, utilizza vari strumenti teatrali di rottura della quarta parete, facendo convivere la tecnologia dei video con la figura tradizionale del ‘servo di scena’.
Perché vederlo?
La Diva è uno spettacolo contemporaneo che si fa intrattenimento: un cortocircuito tra un musical sfavillante e un perturbante fatto di cronaca; un dispositivo registico innovativo volto a far emergere la spettacolarità recitativa della sua interprete, un’attrice che non risparmia nulla e che trascina lo spettatore in un maremoto di emozioni. La Diva è un’esplosione di energia: se fossimo in un cinema Bollywood la gente si alzerebbe in piedi e comincerebbe a cantare e ballare dall’inizio alla fine.
Perché non vederlo?
La Diva tira fuori “qualcosa” che parla segretamente a ognuno di noi. Una zona dell’animo umano davvero poco battuta. Questa messinscena la rende familiare, nota, di quella conoscenza non mediata dalla morale, ma sbattuta in faccia attraverso un inevitabile rispecchiamento. Ce la mette davanti, ci riconosciamo, e, assieme a Audrey, ne patiamo le conseguenze.
Perché è l’ombra che abita ciascuno di noi a dover essere riconosciuta, per comprendere l’altro da sé. Se non vi suole compiere quest’atto, forse è meglio non venire a vedere “La Diva del Bataclan”.

Leggere | Edipo Re | Uno, Nessuno e Centomila
LEGGERE
di e con Paolo Cresta
Ho iniziato a fare l’attore durante il secondo liceo scientifico (liceo Rinaldo d’Aquino di Montella in provincia di Avellino). Ho sempre recitato: in tutte le foto tra asilo e scuole medie mi si vede sempre in costume o con un microfono in mano, ma soltanto durante il secondo liceo ho capito che recitare sarebbe stata la mia vita. La mia “carriera” scolastica era, fino ad allora, proceduta piuttosto tranquillamente. Ma quell’anno, il secondo liceo, appunto, mi sentii perso, entrai in crisi. Ma proprio allora la scuola fece partire un laboratorio di teatro tenuto da una compagnia filodrammatica di Avellino e mettemmo in scena “il Drago” un testo di Schwarz. Avevo finalmente trovato un modo per comunicare col mondo: il Teatro. E avevo trovato un modo per riscoprire la bellezza.
Per raccontare questo progetto ho ritenuto opportuno partire dalla mia piccola esperienza personale. La letteratura è alla base del mio lavoro d’attore. L’attore, l’interprete, è colui che utilizza la propria voce e il proprio corpo per condividere con il pubblico le parole dell’autore. Lavoro dell’attore è far vivere quelle parole!
Cosa avviene?
Io stesso accolgo gli studenti, in maniera semplice, informale. Inizio col chiedere di che classe sono, come stanno, se sanno perché sono lì. Approfitto di queste iniziali domande e conseguenti risposte per cominciare a conoscere i loro nomi. Mi presento e dico di essere un attore e non un professore e che quindi possono rilassarsi. Annuncio che farò molte domande durante il tempo che passeremo insieme e che per queste domande non ci sono risposte “giuste” e così, semplicemente, li spingo a pensare. Una delle prime domande che pongo è: “secondo voi perché uno scrittore scrive?”. Da qui il nostro dialogo entra nel vivo e ci porterà a leggere e scoprire/riscoprire l’autore o l’argomento tema dell’incontro.
Nota: Questi incontri, non essendo degli spettacoli, non seguono un copione predefinito; sono vivacemente mutevoli e, data la forte componente dialogica, dipendono da ciò che nasce dall’incontro con gli studenti. A volte riesco a leggere e raccontare tutto quello che ho previsto per quell’incontro, altre no perché il dialogo ci ha portati a soffermarci maggiormente su qualche pagina, oppure un’osservazione può portarmi a testi che non avevo affatto previsto. Nel dar voce ai testi il mio obiettivo, sempre in un clima di dialogo e divertimento, è di ricordare agli studenti quanta vita, quante emozioni, riflessioni, sogni sono contenuti nelle pagine che hanno la fortuna di incontrare e come, a volte, il fatto di doverle studiare ci “distragga” da tutto questo. Far sentire con forza e passione come ogni autore chieda di essere ascoltato e che nel momento in cui ci mettiamo in ascolto quello è il momento in cui capiamo che è proprio a me, lettore che anche solo per caso ho appoggiato gli occhi sulla sua pagina, che voleva parlare. È a me che voleva raccontare la sua storia. Proprio a me.
ARGOMENTI DISPONIBILI
I promessi sposi
L’iliade: Ettore e Achille
L’amore
Il Decamerone – nuovo titolo!
Date da ottobre 2026 al marzo 2027
Matinée da definire
Ingresso 9 € | Sala Grande
Per partecipare a questa matinée, scrivere a:
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
EDIPO RE
da Sofocle
lettura drammatizzata
adattamento e interpretazione Paolo Cresta
Con “Edipo re. Tragedia per voce sola” continua (dopo “Uno, nessuno e centomila”) il mio personale percorso teatrale di indagine sull’animo umano e sulla scoperta del proprio essere.
Edipo è il re di Tebe, amato e ammirato dal suo popolo perché aveva liberato la città da quel terribile mostro che era la Sfinge. Ma nel volgere di un solo giorno, nelle poche ore che vanno dall’alba al tramonto, questo re al culmine della propria fortuna vedrà mutare radicalmente la propria esistenza. Edipo re tratta della fragilità dell’esperienza umana, che può passare, in breve tempo, dal massimo dello splendore alla più abissale delle abiezioni. La parola di Sofocle, interpretata da un unico attore che dà voce a tutti i personaggi ,corre, musicale e sferzante, precisa e tagliente, con il ritmo e la suspense di un thriller, a fare luce su quanto è accaduto e, così facendo, a scandagliare l’animo umano.
Date da ottobre 2026 ad aprile 2027
Matinée da definire
Ingresso 10 € | Sala Grande
Per partecipare a questa matinée, scrivere a
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
UNO, NESSUNO E CENTOMILA
adattamento, interpretazione e regia Paolo Cresta
Un uomo, un uomo qualunque come si definisce lui stesso, un giorno come un altro, riceve un’osservazione da sua moglie: “Guardatelo bene il naso, ti pende verso destra”. Questa semplice e, apparentemente, innocua frase trascina l’uomo, Vitangelo Moscarda, in abissi di riflessioni e considerazioni che gli scavano dentro.
Inizia a ricercare dentro di sé, nelle persone intorno a lui, scoprendosi, tormentatamente, Uno, nessuno e centomila.
È così che, da un semplice specchio, superficie ambigua e inquietante, emerge per Vitangelo
Moscarda, un volto di sé finora ignorato, provocando in lui una profonda crisi, fino all’agghiacciante consapevolezza che la sua immagine negli occhi degli altri è profondamente lontana da quella che ha di se stesso.
Da qui la presa d’atto ancora più inquietante: egli non è ‘uno’, come aveva creduto sino a quel momento, ma ‘centomila’, nel riflesso delle prospettive degli altri, e quindi ‘nessuno’. La realtà banale e paradossale dell’uomo, in relazione a se stesso e agli altri, è il filo rosso di una storia nella quale ciascuno di noi è costretto a riconoscersi.
In scena una sedia e un uomo, solo, che si rivolge direttamente al pubblico, proprio come il romanzo si rivolge direttamente al lettore. Racconta la sua storia, e nel farlo si confida, si confessa, rivive il suo lancinante viaggio interiore, e giunge ad affermare che, oltre a tutto il resto, non ha più bisogno di un nome, perché i nomi convengono ai morti, a chi ha concluso.
Lui è vivo, e non conclude. La vita non conclude, e non sa di nomi, la vita.
Pirandello stesso lo definì come il romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”. Ed è da questa scomposizione che sono partito. Ho avuto come riferimenti visivi Francis Bacon , Lucian Freud e Alberto Giacometti. Ciò che resta dell’uomo spogliato di tutto. Le prime parole che faccio pronunciare a Moscarda non sono di Pirandello: sono tratte da una lettera di Alberto Giacometti, e parlano di un filo di polvere, un semplice filo di polvere, ma per lui, e forse solo per lui, bellissimo.
Date da ottobre 2026 ad aprile 2027
Matinée da definire
Ingresso 10 € | Sala Grande
Per partecipare a questa matinée, scrivere a
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com

U Parrinu
La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia
Date da marzo ad aprile 2027
Matinée da definire
Ingresso 10 € | Sala Grande
Per partecipare a questa matinée, scrivere a
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
U PARRINU
La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia
di e con Christian Di Domenico
regia Christian Di Domenico
Mi capita spesso di rimanere stupito quando mi dicono che i grandi, e intendo i grandi uomini, andavano in un posto da mortali come il mare, da corpi di peccatori buttati al sole. D’estate magari, in Sicilia,dentro quel caldo d’inferno.
È che uno non se l’immagina proprio. Ma il futuro parrinu di Brancaccio, a Palermo, assassinato dalla mafia nel settembre novantatré davanti casa con un colpo di pistola alla nuca, al mare ci andava eccome. Perché era nu parrinu strano. Anticonformista. Che metteva i calzoni. E ci andava con i ragazzini delle periferie perché, almeno una volta, giocassero lontano dalle strade.
Ecco, la storia di Christian inizia proprio al mare, su una scogliera, precisamente. La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia; una storia semplice, narrazione di un attore solo con na pocu di musica. Nu ricordu sfumato, che si snoda tra fatti di cronaca, politica e lotta sin da quella prima giornata di mare coi bambini du parrinu strano coi calzoni.
Lì Christian fa esperienza dell’onore dei mafiosi, obbligati sin da bambini a non chiedere mai scusa a nessuno. Ma il ragazzo impara anche l’onore del perdono, che Pino porterà a san Gaetano di Brancaccio, quartiere con la più alta concentrazione mafiosa dell’intera Sicilia, e che manterrà sempre fino a quel giorno di metà settembre novantatré.
Qualche anno dopo Christian ritorna su quella scogliera. E inizia da lì, dal suo ricordo, a raccontarci di Pino, dell’amico di famiglia, dell’uomo di chiesa, del maestro di scuola. Che aveva imparato a perdonare, in punto di morte, la violenza di chi ne era incapace e già gli puntava la pistola alla nuca. Ed era sicuro che il perdono, con l’esempio e il racconto, potesse essere insegnato.
“Ho incontrato molta gente di Chiesa… e tutti mi hanno detto: non ti preoccupare che Dio ti perdona… Io, su questo, ho spesso dubitato che possa perdonare uno come me, di quello che ho fatto io… soprattutto adesso che forse ho ammazzato un santo… figuriamoci… quante possibilità di perdono posso avere io?” (Salvatore Grigoli, assassino di Padre Pino Puglisi). Christian Di Domenico

Uno, roe, roje e mmiezo, tre... Puliciné!
Date da marzo ad aprile 2027
Matinée da definire
Ingresso 10 € | Sala Grande
Età consigliata 5/10 anni
Durata spettacolo 50 minuti
Per partecipare a questa matinée, scrivere a
Francesca Calabrese 3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
UNO, ROJE, ROJE E MMIEZO TRE… PULICINE’!
Un teatrino di guarattelle a dimensione umana
a cura de Il Teatro nel Baule
con Sebastiano Coticelli, Simona Di Maio, Dimitri Tetta
regia Sebastiano Coticelli, Simona Di Maio
costumi, scene e oggetti Il Teatro nel Baule
In questo spettacolo, tratto dal testo classico di teatro dei burattini Pulcinella, Teresina e la morte, Pulcinella cerca Teresina ma, al suo posto, incontra diversi personaggi: il cane, il padrone del cane, il carabiniere, il frate, il boia, la morte. I bambini si ritroveranno in un gioco fatto di musica e frastuono, di sacro e profano, di ironia e autoironia, nel quale Pulcinella affronta la vita e la morte.
I NUOVI PROGETTI
VISITA GUIDATA PER LE SCUOLE PRIMARIE
Una visita ai principali spazi del teatro, pensata per spettatori con un particolarissimo punto di vista! Per arricchire l’esperienza formativa degli alunni, alla visita è possibile associare il laboratorio creativo Box stories, a cura de Il Teatro nel Baule.
BOX STORIES – descrizione attività
I partecipanti scelgono la scatola che li incuriosisce di più: al suo interno, una fiaba e tutto il necessario per portarla in scena… in mezz’ora! Costumi, oggetti di scena e materiali creativi trasformano ogni scatola in un mondo da esplorare, dedicato ad uno specifico codice performativo: teatro d’ombre, teatro d’oggetti, teatro d’attore o musical. Un modo originale e divertente per avvicinarsi al linguaggio teatrale, imparare giocando e condividere un momento speciale.
VISITA GUIDATA SINGOLA
minimo 20 alunni
durata 30/40 m
costo per alunno €8
gratuito per i docenti accompagnatori
VISITA GUIDATA + LABORATORIO CREATIVO BOX STORIES
minimo 25 – massimo 45 alunni
durata complessiva 2.30 H circa
costo per alunno €20
gratuito per i docenti accompagnatori
Le visite sono disponibili dal lunedì al venerdì; le date saranno concordate in base alle disponibilità di scuola e teatro.
Per info e prenotazioni scrivere a: formazione@teatrobellini.it
PERCORSI DI DIDATTICA DELLA VISIONE
Ai docenti interessati, proponiamo una stagione nella stagione:
tracciando un’ideale mappa concettuale, identifichiamo due grandi percorsi tematici, DAL ROMANZO AL TEATRO e TEATRO E STORIA, che accomunano più spettacoli, in una filo rosso che unisce Sala Grande e Piccolo Bellini.
Per ogni percorso, proponiamo:
un inquadramento tematico teorico a cura di Stefania Bruno – storica del teatro;
la visione dei titoli inerenti al percorso;
un laboratorio pratico di didattica della visione (con riflessione e simulazione di possibili attività in classe) a cura di Stefania Bruno e Marina Dammacco.
La lezione teorica si svolge presso il Teatro Bellini.
Il laboratorio pratico si svolge nello Spazio Factory ai Vergini.
Agli iscritti, verranno forniti materiali di approfondimento sugli spettacoli inclusi nei due percorsi, oltre che tutte le informazioni pratiche e logistiche.
È possibile seguire uno o entrambi i percorsi, a seconda di interessi e disponibilità
Il percorso laboratoriale e le lezioni teoriche sono gratuiti, la visione degli spettacoli è subordinata all’acquisto del biglietto.
È necessaria l’iscrizione, scrivendo a formazione@teatrobellini.it
Percorso DAL ROMANZO AL TEATRO
a – lezione teorica: venerdì 15 gennaio presso il Teatro Bellini 17.30 – 19.30
b – spettacoli consigliati per il percorso:
Marco Polo e Le Città Invisibili 8 /17 gennaio
Il male dei ricci 20/22 gennaio
La Cosmicomica vita di Q 5/14 marzo
c – laboratorio pratico sabato 20 marzo Spazio Factory ai Vergini 10.30 – 12.30
Percorso TEATRO E STORIA
(anteprima) Mare di Ruggine inizio ottobre
a – lezione teorica: venerdì 22 gennaio presso il Teatro Bellini 17.30 – 19.30
b – spettacoli consigliati per il percorso:
Con il vostro irridente silenzio 23/25 gennaio
Argo 16 – 21 marzo
Oltre 31 marzo / 4 aprile
Il Cavallo di Jenin 6/11 aprile
La diva del Bataclan 13/18 aprile
c – laboratorio pratico: sabato 24 aprile Spazio Factory ai Vergini 10.30 – 12.30
p.s. Per questo percorso, è consigliabile vedere almeno tre titoli
NEWSLETTER MERCUZIO
‘Vorrei essere Mercuzio’, scriveva Calvino in uno scritto autobiografico, ammirando la capacità del personaggio shakespeariano di tenere assieme sogno e realtà, di essere abbastanza leggero per farsi guidare dalla fantasia, e contemporaneamente lucido e ragionevole, per riconoscere le logiche della realtà.
Anche noi vorremmo essere Mercuzio.
Avere la leggiadria di invitarvi alla festa del Teatro, lì dove sappiamo di trovare immaginazione, divertimento e maestria; avere la chiarezza nel far emergere i temi, le implicazioni e i riferimenti universali che ogni grande spettacolo contiene.
Proviamo a farlo attraverso questa newsletter, in cui vi segnaliamo alcuni titoli in programmazione, tra Sala Grande e Piccolo Bellini, e vi forniamo qualche strumento utile di approfondimento.
Ci rivolgiamo in modo specifico a voi docenti, che siete spettatori al quadrato, avendo la grande fortuna di poter condividere le vostre esperienze con gli alunni e forse, per qualcuno di loro, aprire le porte del teatro.
Una bella responsabilità!
Proviamo a renderla anche un piacere.
Mercuzio sarebbe d’accordo!
Per ricevere la newsletter, basta scrivere a formazione@teatrobellini.it indicando nome, cognome, la propria scuola di riferimento o il grado della scuola.
WALKIE TALKIE + CARD STUDENTI
Per spingere gli studenti a sviluppare un proprio gusto teatrale, ad orientarsi in una stagione, scegliendo e creando un percorso personale, confermiamo la CARD LIBERA STUDENTI, che quest’anno prevede:
6 spettacoli
4 a scelta in sala grande tranne:
Spettacolo Teatrale, Accabadora, Botanica – Season 2, Due Lectio magistralis di Massimo Recalcati
2 a scelta al Piccolo Bellini tranne:
Desert Films di e con J. Franco
PREZZO 40 EURO
Agli studenti che si abbonano tramite Card, proponiamo di iscriversi alla COMMUNITY WALKIE TALKIE, uno spazio virtuale pensato per ricevere consigli, inviti alle prove o informazioni su alcuni eventi collaterali legati alla stagione, immaginando di organizzare a fine stagione un incontro, dal vivo, con tutti i più giovani abbonati del Teatro Bellini!
Per iscriversi, basta inviare un messaggio Whatsapp al numero 3703057469, scrivendo “SÌ NEWS + NOME E COGNOME” per iscriverti alla community Walkie Talkie
SCARICA IL DOSSIER
CORPO DOCENTE è realizzato
in collaborazione con Francesca Calabrese.
I progetti e i materiali sono a cura del Teatro Bellini
Ufficio formazione – Marina Dammacco
Perché farlo
Elaborare una proposta per le scuole significa, nei fatti, disegnare una Stagione nella Stagione; tracciare un filo rosso che unisce spettacoli e sale diverse e che alla fine, restituisce un’immagine più o meno definita di quello che il teatro può rappresentare per degli studenti, ovvero un racconto ravvicinato del mondo, fatto di corpi e parole.
Per la Stagione 25/26, proponiamo alle scuole superiori di incontrare maestri indiscussi della storia del teatro, da Sofocle a Dario Fo, passando per Samuel Beckett attraverso il lavoro che registi, attori e maestranze hanno fatto per rendere questi grandi autori vivi, sorprendenti, perché no, anche criticabili.
La speranza è che gli autori di certi “capolavori” non incutano paura, non mettano distanza ma siano piuttosto lì, a portata di palco, pronti ad essere studiati in tutti i loro aspetti teatrali (non solo il testo, non solo l’attore, non solo la regia, non solo la scenografia ma tutto, sempre, assieme) e sull’onda di questa prossimità, amati o odiati.
Oltre i Grandi Classici, il teatro si chiama, sommariamente, contemporaneo. La proposta per le scuole di questa Stagione prevede vari appuntamenti, tra Sala Grande e Piccolo Bellini: autori viventi, vicende attuali, luoghi e nomi conosciuti della storia italiana. Più teatro contemporaneo di così!
Riproponiamo il felicissimo progetto Leggere di Paolo Cresta, che viaggia tra i classici e i contemporanei con grande abilità, tenendo fermo un assunto: un testo raccontato, teatralizzato, animato da un continuo dialogo palco platea è sicuramente qualcosa che si apre in modo incredibile alla mente dei giovani spettatori, con più strumenti per diventare giovani lettori.
Paolo Cresta porterà in scena anche Edipo Re, una lettura drammatizzata da Sofocle, e Uno, Nessuno e Centomila da Luigi Pirandello, due spettacoli molto acclamati, negli anni, dal giovane pubblico.
Prosegue la proposta per piccoli spettatori a cura de Il Teatro nel Baule, compagnia dedicata con passione al teatro per l’infanzia, con vere e proprie esperienze di conoscenza e rivelazione per occhi curiosi.
Perché non esiste limite di età per venire a teatro.
Perché del valore di una esperienza che coinvolge mente e corpo, cultura e sensibilità, presenza collettiva e dal vivo nell’epoca digitale in cui siamo immersi, è anche superfluo parlarne (o forse no?).
Perché ci impegniamo a mantenere vivo il dialogo tra scuola e teatro, ognuno con la sua lingua, sapendo che gli studenti sono spettatori e cittadini già oggi, non domani.
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Una CARD LIBERA STUDENTI di SCUOLE SECONDARIE DI II GRADO (nella sezione Biglietteria – Abbonamenti e Card), che permette al singolo alunno di venire a teatro in autonomia, in serale o pomeridiana, scegliendo 5 titoli qualsiasi della Stagione, senza nessuna limitazione. Un invito a seguire la propria curiosità e a costruire, coraggiosamente, il proprio gusto teatrale.
PROGRAMMA PER LA SCUOLA PRIMARIA
Uno, roie, roie e mmiezo tre… Pulicinè!
Un teatrino di guarattelle a dimensione umana
a cura de Il Teatro nel Baule
con Sebastiano Coticelli, Simona Di Maio, Dimitri Tetta
regia Sebastiano Coticelli, Simona Di Maio
costumi, scene e oggetti Il Teatro nel Baule
Sala: Teatro Bellini
Età consigliata: 5/10 anni
Durata spettacolo: 50 minuti
da novembre 2025 a marzo 2026
In questo spettacolo, tratto dal testo classico di teatro dei burattini Pulcinella, Teresina e la morte, Pulcinella cerca Teresina ma, al suo posto, incontra diversi personaggi: il cane, il padrone del cane, il carabiniere, il frate, il boia, la morte. I bambini si ritroveranno in un gioco fatto di musica e frastuono, di sacro e profano, di ironia e autoironia, nel quale Pulcinella affronta la vita e la morte.
Ingresso 10 € | MATINÉE da definire
PROGRAMMA PER LA SCUOLA SECONDARIA DI II GRADO
Leggere
di e con Paolo Cresta
Ho iniziato a fare l’attore durante il secondo liceo scientifico (liceo Rinaldo d’Aquino di Montella in provincia di Avellino). Ho sempre recitato: in tutte le foto tra asilo e scuole medie mi si vede sempre in costume o con un microfono in mano, ma soltanto durante il secondo liceo ho capito che recitare sarebbe stata la mia vita. La mia “carriera” scolastica era, fino ad allora, proceduta piuttosto tranquillamente. Ma quell’anno, il secondo liceo, appunto, mi sentii perso, entrai in crisi. Ma proprio allora la scuola fece partire un laboratorio di teatro tenuto da una compagnia filodrammatica di Avellino e mettemmo in scena “il Drago” un testo di Schwarz. Avevo finalmente trovato un modo per comunicare col mondo: il Teatro. E avevo trovato un modo per riscoprire la bellezza.
Per raccontare questo progetto ho ritenuto opportuno partire dalla mia piccola esperienza personale. La letteratura è alla base del mio lavoro d’attore. L’attore, l’interprete, è colui che utilizza la propria voce e il proprio corpo per condividere con il pubblico le parole dell’autore. Lavoro dell’attore è far vivere quelle parole!
Cosa avviene?
Io stesso accolgo gli studenti, in maniera semplice, informale. Inizio col chiedere di che classe sono, come stanno, se sanno perché sono lì. Approfitto di queste iniziali domande e conseguenti risposte per cominciare a conoscere i loro nomi. Mi presento e dico di essere un attore e non un professore e che quindi possono rilassarsi. Annuncio che farò molte domande durante il tempo che passeremo insieme e che per queste domande non ci sono risposte “giuste” e così, semplicemente, li spingo a pensare. Una delle prime domande che pongo è: “secondo voi perché uno scrittore scrive?”. Da qui il nostro dialogo entra nel vivo e ci porterà a leggere e scoprire/riscoprire l’autore o l’argomento tema dell’incontro.
Nota: Questi incontri, non essendo degli spettacoli, non seguono un copione predefinito; sono vivacemente mutevoli e, data la forte componente dialogica, dipendono da ciò che nasce dall’incontro con gli studenti. A volte riesco a leggere e raccontare tutto quello che ho previsto per quell’incontro, altre no perché il dialogo ci ha portati a soffermarci maggiormente su qualche pagina, oppure un’osservazione può portarmi a testi che non avevo affatto previsto. Nel dar voce ai testi il mio obiettivo, sempre in un clima di dialogo e divertimento, è di ricordare agli studenti quanta vita, quante emozioni, riflessioni, sogni sono contenuti nelle pagine che hanno la fortuna di incontrare e come, a volte, il fatto di doverle studiare ci “distragga” da tutto questo. Far sentire con forza e passione come ogni autore chieda di essere ascoltato e che nel momento in cui ci mettiamo in ascolto quello è il momento in cui capiamo che è proprio a me, lettore che anche solo per caso ho appoggiato gli occhi sulla sua pagina, che voleva parlare. È a me che voleva raccontare la sua storia. Proprio a me.
ARGOMENTI DISPONIBILI
I promessi sposi
Il mito
L’amore
Italo Calvino – I nostri antenati
DATE
dal 23 ottobre 2025 al 5 marzo 2026
MATINÉE da definire
Ingresso 9 € | Sala: Teatro Bellini
IMMACOLATA CONCEZIONE
(in Tre riti sull’amore)
uno spettacolo di Vuccirìa Teatro
drammaturgia e regia di Joele Anastasi
con Federica Carruba Toscano, Alessandro Lui, Enrico Sortino, Eduardo Scarpetta, Joele Anastasi
da un’idea di Federica Carruba Toscano
scene e costumi Giulio Villaggio
light designer Martin Palma
musica originale Davide Paciolla
testo musica Federica Carruba Toscano
contributo drammaturgico Alessandro Lui
sculture cartapesta Ilaria Sartini
foto Dalila Romeo, Alessandro Scarano
video Giuseppe Cardaci
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
durata spettacolo 90 minuti
dal 13 al 18 ottobre 2025
MATINÉE giovedì 15 ottobre 2026 ore 11.00
Ingresso 12 € | Sala: Teatro Bellini
Siamo in un piccolo paese della Sicilia, nel 1940, mentre l’Italia entra in guerra e Mussolini promulga le leggi razziali. Il primo a parlare è un uomo di umili origini, un pastore che vede morire di malattia tutte le sue capre, sua principale fonte di sostentamento. Decide di barattare la figlia Concetta, sana, giovane, a suo dire non molto intelligente, con una capra gravida di proprietà di Donna Anna, tenutaria del bordello del paese. Qui, la ragazza potrà diventare fonte di reddito, come prostituta, rispettando le regole del lavoro, tra cui quella di incontrare, come primo cliente, Don Saro, riconosciuto come capo e governatore del paese. Concetta incontrerà altri personaggi significativi (il dottore, il prete) ma soprattutto Turi, figlioccio di Don Saro. Tutta la storia si sviluppa nell’intreccio tra l’amore tra Concetta e Turi, contrapposto alle dinamiche di abuso e potere che Don Saro e tutto il paese esercitano su Concetta. La trama si fa fitta ma il dato principale è che questa ragazza, apparentemente inconsapevole e ‘immacolata’, con la sua purezza porta scompiglio, altera gli equilibri, fa scoppiare le contraddizioni e le miserie del mondo che la circonda.
TEMI PRINCIPALI
Lo spettacolo Immacolata concezione mette in evidenza alcuni temi:
la sfera della sessualità nelle sue accezioni più dirette (a partire dalla nudità in scena), fino a quelle più complesse (i condizionamenti sociali, culturali, religiosi);
il rapporto maschile/femminile come esercizio di potere (possesso, abuso, violenza, peccato, guerra) o come campo di attuazione della ‘‘legge”;
la possibilità di vivere secondo principi altri come l’accoglienza, la speranza, l’autenticità, il desiderio;
il tema del sacrificio e del capro espiatorio in relazione al nostro tempo;
il tema della maternità;
la dimensione del tragico e del fiabesco, entrambi intesi come meccanismi fatali, come destino, come rito.
UN PARTICOLARE MOTIVO DI INTERESSE
L’azione scenica è intrecciata con il racconto della famosa favola siciliana di Colapesce, il giovane pescatore messinese capace di restare nelle profondità del mare, tanto da non distinguersi più da un pesce. In Immacolata concezione, questa leggenda si piega alla vicenda di Concetta e Turi e viene utilizzata, a livello drammaturgico, per dare profondità ai personaggi e lasciare la sensazione di una storia ancora aperta e piena di domande per lo spettatore.
L’EMPIREO (The Welkin)
di Lucy Kirkwood
traduzione Monica Capuani e Francesco Bianchi
regia Serena Sinigaglia
produzione Teatro Carcano, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile di Bolzano, LAC – Lugano Arte Cultura, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
dal 4 al 9 novembre 2025
MATINÉE 6 novembre
Amo l’epica, amo la coralità, amo la sfumatura tragicomica: L’Empireo è tutto questo insieme. E non basta: ti racconta una storia avvincente. È un testo contemporaneo che osa essere ambientato nel Settecento, precisamente nel marzo del 1759. […] È secco, ruvido, vero, al pari della realtà. E poi dà spazio alle attrici, 19 personaggi di cui 17 femminili. Una bella inversione di tendenza rispetto alla media dei personaggi pensati e scritti per le donne.
La volontà mia e di Monica Capuani, che ha tradotto il testo e me l’ha fatto conoscere, è di mostrare opere come questa in Italia al fine di affermarne l’unicità e l’importanza assoluta. L’Empireo è uno spettacolo militante, avvincente, divertente, con un cast d’eccezione, che viaggia dentro la scrittura della Kirkwood, dentro ai corpi e agli umori delle 12 matrone, dell’imputata, del giudizio di un cielo tanto luminoso quanto impotente, nella vana speranza che una cometa passi e cambi la storia.
Serena Sinigaglia
Ingresso 12 € | Sala: Teatro Bellini
FINALE DI PARTITA
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
regia Gabriele Russo
con Michele Di Mauro, Alessio Piazza, Giuseppe Sartori, Anna Rita Vitolo
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo
dal 13 al 30 novembre 2025
MATINÉE 20 novembre 2025
La “zona d’interesse” teatrale più a rischio – e ancora oggi centrale – è sempre la stessa: la famiglia. Da Sofocle al teatro contemporaneo, attraverso i secoli, resta il luogo della frattura, della lotta, del non detto e del soffocamento.
Ecco, per affrontare un testo sacro come Finale di partita nel 2025, ripartirei proprio da lì. Cercherei di allontanarmi dai confini teorici più consueti del testo – quelli legati alla filosofia dell’Assurdo e all’immaginario distopico o post-atomico, tipici delle letture del secolo scorso – per calarlo in una dimensione più concreta, più prossima a noi.
Ingresso 12 € | Sala: Teatro Bellini
COME GLI UCCELLI
di Wajdi Mouawad
traduzione di Monica Capuani
del testo originale Tous des oiseaux
adattamento di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi
regia di Marco Lorenzi
un progetto de Il Mulino di Amleto
dal 10 al 15 febbraio 2026
MATINÉE 12 febbraio
Scegliere di affrontare una sfida come Come gli uccelli / Tous des oiseaux è chiederci cosa c’è dall’altra parte di quel muro, immaginario o concreto, che giganteggia anche nello spazio scenico dello spettacolo? Con il Mulino di Amleto approfondisco da tempo un percorso di ricerca e di creazione che nasce da questa inquieta e plurale visione del mondo: la ricerca dell’Altro, l’apertura umana e filosofica, sono stati i presupposti costitutivi dei lavori più recenti del nostro gruppo. Questa instancabile passione verso l’Altro ora fa un ulteriore passo avanti. Con Come gli uccelli si traduce in una internazionalizzazione dei collaboratori artistici, in una pluralità di linguaggio, in un pensiero plurale sin dal momento della nascita del processo di creazione e della progettazione. D’altronde – citando Milo Rau – “il teatro non è un prodotto, ma un processo di produzione”. E allora la nostra idea è di permettere a questo processo (e a tutti gli artisti e collaboratori) di farsi specchio di un’idea di teatro contemporaneo in relazione con le trasformazioni economiche e culturali che stiamo vivendo (o subendo?). Essere il primo step di una compagnia internazionale di professionisti, uno spettacolo multilingue, una visione naturalmente orientata oltre i confini nazionali, gli interrogativi che ci animano la scelta di un testo così potente e toccante, scomodo e lacerante, rendono questo progetto anche una dichiarazione politica. D’altronde una grande sfida drammaturgica è una sfida linguistica e, in quanto tale, è una sfida politica!
Marco Lorenzi
Ingresso 12 € | Sala: Teatro Bellini
Uno, nessuno e centomila
di Luigi Pirandello
adattamento, interpretazione e regia Paolo Cresta
dal 23 ottobre 2025 al 5 marzo 2026
MATINÉE da definire
Un uomo, un uomo qualunque come si definisce lui stesso, un giorno come un altro, riceve un’osservazione da sua moglie: “Guardatelo bene il naso, ti pende verso destra”. Questa semplice e, apparentemente, innocua frase trascina l’uomo, Vitangelo Moscarda, in abissi di riflessioni e considerazioni che gli scavano dentro.
Inizia a ricercare dentro di sé, nelle persone intorno a lui, scoprendosi, tormentatamente, Uno, nessuno e centomila.
È così che, da un semplice specchio, superficie ambigua e inquietante, emerge per Vitangelo
Moscarda, un volto di sé finora ignorato, provocando in lui una profonda crisi, fino all’agghiacciante consapevolezza che la sua immagine negli occhi degli altri è profondamente lontana da quella che ha di se stesso.
Da qui la presa d’atto ancora più inquietante: egli non è ‘uno’, come aveva creduto sino a quel momento, ma ‘centomila’, nel riflesso delle prospettive degli altri, e quindi ‘nessuno’. La realtà banale e paradossale dell’uomo, in relazione a se stesso e agli altri, è il filo rosso di una storia nella quale ciascuno di noi è costretto a riconoscersi.
In scena una sedia e un uomo, solo, che si rivolge direttamente al pubblico, proprio come il romanzo si rivolge direttamente al lettore. Racconta la sua storia, e nel farlo si confida, si confessa, rivive il suo lancinante viaggio interiore, e giunge ad affermare che, oltre a tutto il resto, non ha più bisogno di un nome, perché i nomi convengono ai morti, a chi ha concluso.
Lui è vivo, e non conclude. La vita non conclude, e non sa di nomi, la vita.
Pirandello stesso lo definì come il romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”. Ed è da questa scomposizione che sono partito. Ho avuto come riferimenti visivi Francis Bacon , Lucian Freud e Alberto Giacometti. Ciò che resta dell’uomo spogliato di tutto. Le prime parole che faccio pronunciare a Moscarda non sono di Pirandello: sono tratte da una lettera di Alberto Giacometti, e parlano di un filo di polvere, un semplice filo di polvere, ma per lui, e forse solo per lui, bellissimo.
Ingresso 10 € | Sala: Teatro Bellini
Edipo Re
da Sofocle
lettura drammatizzata
adattamento e interpretazione Paolo Cresta
dal 23 ottobre 2025 al 5 marzo 2026
MATINÉE da definire
Con “Edipo re. Tragedia per voce sola” continua ( dopo “Uno, nessuno e centomila”) il mio personale percorso teatrale di indagine sull’animo umano e sulla scoperta del proprio essere.
Edipo è il re di Tebe, amato e ammirato dal suo popolo perché aveva liberato la città da quel terribile mostro che era la Sfinge. Ma nel volgere di un solo giorno, nelle poche ore che vanno dall’alba al tramonto, questo re al culmine della propria fortuna vedrà mutare radicalmente la propria esistenza. Edipo re tratta della fragilità dell’esperienza umana, che può passare, in breve tempo, dal massimo dello splendore alla più abissale delle abiezioni. La parola di Sofocle, interpretata da un unico attore che dà voce a tutti i personaggi ,corre, musicale e sferzante, precisa e tagliente, con il ritmo e la suspense di un thriller, a fare luce su quanto è accaduto e, così facendo, a scandagliare l’animo umano.
Ingresso 10 € | Sala: Teatro Bellini
I POETI SELVAGGI DI ROBERTO BOLAÑO
Indagine su cittadini poco raccomandabili
UNA CONFERENZA SPETTACOLO IN TRE CAPITOLI
testo, drammaturgia, traduzioni e voce narrante Igor Esposito
regia Daniele Russo e Igor Esposito
voce dei poeti Daniele Russo
musiche dal vivo Massimo Cordovani
sculture Carlo De Vita
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
dal 21 al 26 ottobre 2025 e dal 5 al 16 novembre 2025
MATINÉE 13 e 14 novembre 2025
“Un poeta può sopportare di tutto. Il che equivale a dire che un uomo può sopportare di tutto. Ma non è vero: sono poche le cose che un uomo può sopportare. Sopportare davvero. Un poeta, invece, può sopportare proprio di tutto. In questa convinzione siamo cresciuti. Il primo enunciato è vero, ma conduce alla rovina, alla follia, alla morte”. Basterebbe quest’incipit, tratto da uno dei racconti di “Chiamate telefoniche”, a dimostrare la passione che nutriva Roberto Bolaño per i poeti e la poesia. Una passione, un’attenzione e una cura che lo scrittore cileno, ogni volta che ha potuto, ha sempre ribadito esplicitamente. Difatti l’incipit del racconto dal titolo “Enrique Martín” è solo uno dei numerosi indizi che lo scrittore ha disseminato nella sua opera in prosa, dove c’è quasi sempre una porta o una finestra dalla quale si affaccia un poeta o arriva l’eco di alcuni memorabili versi. Questo aspetto emerge anche dalle numerose interviste o dai saggi e discorsi raccolti nel volume “Tra parentesi”. Fino a giungere ad uno dei suoi capolavori: “I detective selvaggi”, dove i due protagonisti, Arturo Belano e Ulises Lima, non sono altro che l’alter ego dello scrittore cileno e del poeta messicano Mario Santiago, fondatori insieme a Bruno Montané, negli anni ’70, a Città del Messico, del movimento poetico denominato l’Infrarealismo. Ma quasi tutti i poeti amati da Bolaño sono ancora inediti in Italia. Ecco allora che la conferenza-spettacolo dal titolo: “I poeti selvaggi di Roberto Bolaño” prova a costruire un viaggio nella foresta dove svettano, come alberi o fiori imprescindibili, i poeti amati dallo scrittore cileno. Poeti e poesie sulle quali si è plasmata l’estetica e il gusto del grande scrittore cileno. La conferenza-spettacolo si dipanerà in tre capitoli che prenderanno corpo in tre serate, formando un unico flusso narrativo, ma ogni capitolo potrà anche essere ascoltato separatamente. La messa in scena avrà due voci: quella narrante incarnata da Igor Esposito, quella dei poeti incarnata da Daniele Russo e le musiche di Massimo Cordovani.
Igor Esposito
Ingresso 10 € | Sala: Piccolo Bellini
U PARRINU
La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia
di e con Christian Di Domenico
regia Christian Di Domenico
dal 13 al 18 gennaio 2026
MATINÉE 15 o 16 gennaio 2026
Mi capita spesso di rimanere stupito quando mi dicono che i grandi, e intendo i grandi uomini, andavano in un posto da mortali come il mare, da corpi di peccatori buttati al sole. D’estate magari, in Sicilia,dentro quel caldo d’inferno.
È che uno non se l’immagina proprio. Ma il futuro parrinu di Brancaccio, a Palermo, assassinato dalla mafia nel settembre novantatré davanti casa con un colpo di pistola alla nuca, al mare ci andava eccome. Perché era nu parrinu strano. Anticonformista. Che metteva i calzoni. E ci andava con i ragazzini delle periferie perché, almeno una volta, giocassero lontano dalle strade.
Ecco, la storia di Christian inizia proprio al mare, su una scogliera, precisamente. La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia; una storia semplice, narrazione di un attore solo con na pocu di musica. Nu ricordu sfumato, che si snoda tra fatti di cronaca, politica e lotta sin da quella prima giornata di mare coi bambini du parrinu strano coi calzoni.
Lì Christian fa esperienza dell’onore dei mafiosi, obbligati sin da bambini a non chiedere mai scusa a nessuno. Ma il ragazzo impara anche l’onore del perdono, che Pino porterà a san Gaetano di Brancaccio, quartiere con la più alta concentrazione mafiosa dell’intera Sicilia, e che manterrà sempre fino a quel giorno di metà settembre novantatré.
Qualche anno dopo Christian ritorna su quella scogliera. E inizia da lì, dal suo ricordo, a raccontarci di Pino, dell’amico di famiglia, dell’uomo di chiesa, del maestro di scuola. Che aveva imparato a perdonare, in punto di morte, la violenza di chi ne era incapace e già gli puntava la pistola alla nuca. Ed era sicuro che il perdono, con l’esempio e il racconto, potesse essere insegnato.
“Ho incontrato molta gente di Chiesa… e tutti mi hanno detto: non ti preoccupare che Dio ti perdona… Io, su questo, ho spesso dubitato che possa perdonare uno come me, di quello che ho fatto io… soprattutto adesso che forse ho ammazzato un santo… figuriamoci… quante possibilità di perdono posso avere io?” (Salvatore Grigoli, assassino di Padre Pino Puglisi)
Ingresso 10 € | Sala: Piccolo Bellini
Spettacoli in orari mattutini
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
Francesca Calabrese
3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
Scopri la Stagione Kids, dedicata ai bambini e alle famiglie, a cura de Il Teatro nel Baule
Perché farlo
Elaborare una proposta per le scuole significa, nei fatti, disegnare una Stagione nella Stagione; tracciare un filo rosso che unisce spettacoli e sale diverse e che alla fine, restituisce un’immagine più o meno definita di quello che il teatro può rappresentare per degli studenti, ovvero un racconto ravvicinato del mondo, fatto di corpi e parole.
Per la Stagione 25/26, proponiamo alle scuole superiori di incontrare maestri indiscussi della storia del teatro, da Sofocle a Dario Fo, passando per Samuel Beckett attraverso il lavoro che registi, attori e maestranze hanno fatto per rendere questi grandi autori vivi, sorprendenti, perché no, anche criticabili.
La speranza è che gli autori di certi “capolavori” non incutano paura, non mettano distanza ma siano piuttosto lì, a portata di palco, pronti ad essere studiati in tutti i loro aspetti teatrali (non solo il testo, non solo l’attore, non solo la regia, non solo la scenografia ma tutto, sempre, assieme) e sull’onda di questa prossimità, amati o odiati.
Oltre i Grandi Classici, il teatro si chiama, sommariamente, contemporaneo. La proposta per le scuole di questa Stagione prevede vari appuntamenti, tra Sala Grande e Piccolo Bellini: autori viventi, vicende attuali, luoghi e nomi conosciuti della storia italiana. Più teatro contemporaneo di così!
Riproponiamo il felicissimo progetto Leggere di Paolo Cresta, che viaggia tra i classici e i contemporanei con grande abilità, tenendo fermo un assunto: un testo raccontato, teatralizzato, animato da un continuo dialogo palco platea è sicuramente qualcosa che si apre in modo incredibile alla mente dei giovani spettatori, con più strumenti per diventare giovani lettori.
Paolo Cresta porterà in scena anche Edipo Re, una lettura drammatizzata da Sofocle, e Uno, Nessuno e Centomila da Luigi Pirandello, due spettacoli molto acclamati, negli anni, dal giovane pubblico.
Prosegue la proposta per piccoli spettatori a cura de Il Teatro nel Baule, compagnia dedicata con passione al teatro per l’infanzia, con vere e proprie esperienze di conoscenza e rivelazione per occhi curiosi.
Perché non esiste limite di età per venire a teatro.
Perché del valore di una esperienza che coinvolge mente e corpo, cultura e sensibilità, presenza collettiva e dal vivo nell’epoca digitale in cui siamo immersi, è anche superfluo parlarne (o forse no?).
Perché ci impegniamo a mantenere vivo il dialogo tra scuola e teatro, ognuno con la sua lingua, sapendo che gli studenti sono spettatori e cittadini già oggi, non domani.
ULTIME NOVITÀ A COMPLETAMENTO DELL’OFFERTA FORMATIVA!
VORREI ESSERE MERCUZIO: una newsletter per insegnanti con approfondimenti e strumenti di studio per gli spettacoli in programmazione. Iscriviti qui
Una CARD LIBERA STUDENTI di SCUOLE SECONDARIE DI II GRADO (nella sezione Biglietteria – Abbonamenti e Card), che permette al singolo alunno di venire a teatro in autonomia, in serale o pomeridiana, scegliendo 5 titoli qualsiasi della Stagione, senza nessuna limitazione. Un invito a seguire la propria curiosità e a costruire, coraggiosamente, il proprio gusto teatrale.
PROGRAMMA PER LA SCUOLA PRIMARIA
Uno, roie, roie e mmiezo tre… Pulicinè!
Un teatrino di guarattelle a dimensione umana
a cura de Il Teatro nel Baule
con Sebastiano Coticelli, Simona Di Maio, Dimitri Tetta
regia Sebastiano Coticelli, Simona Di Maio
costumi, scene e oggetti Il Teatro nel Baule
Sala: Teatro Bellini
Età consigliata: 5/10 anni
Durata spettacolo: 50 minuti
da novembre 2025 a marzo 2026
In questo spettacolo, tratto dal testo classico di teatro dei burattini Pulcinella, Teresina e la morte, Pulcinella cerca Teresina ma, al suo posto, incontra diversi personaggi: il cane, il padrone del cane, il carabiniere, il frate, il boia, la morte. I bambini si ritroveranno in un gioco fatto di musica e frastuono, di sacro e profano, di ironia e autoironia, nel quale Pulcinella affronta la vita e la morte.
Ingresso 10 € | MATINÉE da definire
PROGRAMMA PER LA SCUOLA SECONDARIA DI II GRADO
Leggere
di e con Paolo Cresta
Ho iniziato a fare l’attore durante il secondo liceo scientifico (liceo Rinaldo d’Aquino di Montella in provincia di Avellino). Ho sempre recitato: in tutte le foto tra asilo e scuole medie mi si vede sempre in costume o con un microfono in mano, ma soltanto durante il secondo liceo ho capito che recitare sarebbe stata la mia vita. La mia “carriera” scolastica era, fino ad allora, proceduta piuttosto tranquillamente. Ma quell’anno, il secondo liceo, appunto, mi sentii perso, entrai in crisi. Ma proprio allora la scuola fece partire un laboratorio di teatro tenuto da una compagnia filodrammatica di Avellino e mettemmo in scena “il Drago” un testo di Schwarz. Avevo finalmente trovato un modo per comunicare col mondo: il Teatro. E avevo trovato un modo per riscoprire la bellezza.
Per raccontare questo progetto ho ritenuto opportuno partire dalla mia piccola esperienza personale. La letteratura è alla base del mio lavoro d’attore. L’attore, l’interprete, è colui che utilizza la propria voce e il proprio corpo per condividere con il pubblico le parole dell’autore. Lavoro dell’attore è far vivere quelle parole!
Cosa avviene?
Io stesso accolgo gli studenti, in maniera semplice, informale. Inizio col chiedere di che classe sono, come stanno, se sanno perché sono lì. Approfitto di queste iniziali domande e conseguenti risposte per cominciare a conoscere i loro nomi. Mi presento e dico di essere un attore e non un professore e che quindi possono rilassarsi. Annuncio che farò molte domande durante il tempo che passeremo insieme e che per queste domande non ci sono risposte “giuste” e così, semplicemente, li spingo a pensare. Una delle prime domande che pongo è: “secondo voi perché uno scrittore scrive?”. Da qui il nostro dialogo entra nel vivo e ci porterà a leggere e scoprire/riscoprire l’autore o l’argomento tema dell’incontro.
Nota: Questi incontri, non essendo degli spettacoli, non seguono un copione predefinito; sono vivacemente mutevoli e, data la forte componente dialogica, dipendono da ciò che nasce dall’incontro con gli studenti. A volte riesco a leggere e raccontare tutto quello che ho previsto per quell’incontro, altre no perché il dialogo ci ha portati a soffermarci maggiormente su qualche pagina, oppure un’osservazione può portarmi a testi che non avevo affatto previsto. Nel dar voce ai testi il mio obiettivo, sempre in un clima di dialogo e divertimento, è di ricordare agli studenti quanta vita, quante emozioni, riflessioni, sogni sono contenuti nelle pagine che hanno la fortuna di incontrare e come, a volte, il fatto di doverle studiare ci “distragga” da tutto questo. Far sentire con forza e passione come ogni autore chieda di essere ascoltato e che nel momento in cui ci mettiamo in ascolto quello è il momento in cui capiamo che è proprio a me, lettore che anche solo per caso ho appoggiato gli occhi sulla sua pagina, che voleva parlare. È a me che voleva raccontare la sua storia. Proprio a me.
ARGOMENTI DISPONIBILI
I promessi sposi
Il mito
L’amore
Italo Calvino – I nostri antenati
DATE
dal 23 ottobre 2025 al 5 marzo 2026
MATINÉE da definire
Ingresso 9 € | Sala: Teatro Bellini
MORTE ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO
di Dario Fo e Franca Rame
regia Antonio Latella
con in o/a Daniele Russo, Caterina Carpio, Francesco Manetti, Edoardo Sorgente, Emanuele Turetta
produzione Fondazione teatro di Napoli – Teatro Bellini
dal 26 settembre al 12 ottobre 2025
MATINÉE 10 ottobre 2025
Nel 1921 un emigrante italiano «volò» fuori da una finestra del palazzo della polizia di New York: è questo l’episodio che ispirò “Morte accidentale di un anarchico”, una delle commedie più celebri di Dario Fo. L’azione comincia in una questura, dove il commissario Bertozzo si trova a fronteggiare un matto, capace di spacciarsi per più persone, motore e filo conduttore dell’intera vicenda. “La morte accidentale” a cui allude il titolo dell’opera è quella dell’anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato da una finestra del quarto piano della questura di Milano nel 1969, in uno degli episodi più controversi della storia italiana del dopoguerra; dalla strage di Piazza Fontana, per cui Pinelli era indagato, ad alcuni dei terribili fatti che ne seguono, Dario Fo interroga con la sua opera non solo il caso giudiziario specifico, ma parte di un periodo storico ancora oggi difficile da decifrare e consegnare agli archivi.
Ingresso 12 € | Sala: Teatro Bellini
L’EMPIREO (The Welkin)
di Lucy Kirkwood
traduzione Monica Capuani e Francesco Bianchi
regia Serena Sinigaglia
produzione Teatro Carcano, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile di Bolzano, LAC – Lugano Arte Cultura, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
dal 4 al 9 novembre 2025
MATINÉE 6 novembre
Amo l’epica, amo la coralità, amo la sfumatura tragicomica: L’Empireo è tutto questo insieme. E non basta: ti racconta una storia avvincente. È un testo contemporaneo che osa essere ambientato nel Settecento, precisamente nel marzo del 1759. […] È secco, ruvido, vero, al pari della realtà. E poi dà spazio alle attrici, 19 personaggi di cui 17 femminili. Una bella inversione di tendenza rispetto alla media dei personaggi pensati e scritti per le donne.
La volontà mia e di Monica Capuani, che ha tradotto il testo e me l’ha fatto conoscere, è di mostrare opere come questa in Italia al fine di affermarne l’unicità e l’importanza assoluta. L’Empireo è uno spettacolo militante, avvincente, divertente, con un cast d’eccezione, che viaggia dentro la scrittura della Kirkwood, dentro ai corpi e agli umori delle 12 matrone, dell’imputata, del giudizio di un cielo tanto luminoso quanto impotente, nella vana speranza che una cometa passi e cambi la storia.
Serena Sinigaglia
Ingresso 12 € | Sala: Teatro Bellini
FINALE DI PARTITA
di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
regia Gabriele Russo
con Michele Di Mauro, Alessio Piazza, Giuseppe Sartori, Anna Rita Vitolo
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo
dal 13 al 30 novembre 2025
MATINÉE 20 novembre 2025
La “zona d’interesse” teatrale più a rischio – e ancora oggi centrale – è sempre la stessa: la famiglia. Da Sofocle al teatro contemporaneo, attraverso i secoli, resta il luogo della frattura, della lotta, del non detto e del soffocamento.
Ecco, per affrontare un testo sacro come Finale di partita nel 2025, ripartirei proprio da lì. Cercherei di allontanarmi dai confini teorici più consueti del testo – quelli legati alla filosofia dell’Assurdo e all’immaginario distopico o post-atomico, tipici delle letture del secolo scorso – per calarlo in una dimensione più concreta, più prossima a noi.
Ingresso 12 € | Sala: Teatro Bellini
COME GLI UCCELLI
di Wajdi Mouawad
traduzione di Monica Capuani
del testo originale Tous des oiseaux
adattamento di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi
regia di Marco Lorenzi
un progetto de Il Mulino di Amleto
dal 10 al 15 febbraio 2026
MATINÉE 12 febbraio
Scegliere di affrontare una sfida come Come gli uccelli / Tous des oiseaux è chiederci cosa c’è dall’altra parte di quel muro, immaginario o concreto, che giganteggia anche nello spazio scenico dello spettacolo? Con il Mulino di Amleto approfondisco da tempo un percorso di ricerca e di creazione che nasce da questa inquieta e plurale visione del mondo: la ricerca dell’Altro, l’apertura umana e filosofica, sono stati i presupposti costitutivi dei lavori più recenti del nostro gruppo. Questa instancabile passione verso l’Altro ora fa un ulteriore passo avanti. Con Come gli uccelli si traduce in una internazionalizzazione dei collaboratori artistici, in una pluralità di linguaggio, in un pensiero plurale sin dal momento della nascita del processo di creazione e della progettazione. D’altronde – citando Milo Rau – “il teatro non è un prodotto, ma un processo di produzione”. E allora la nostra idea è di permettere a questo processo (e a tutti gli artisti e collaboratori) di farsi specchio di un’idea di teatro contemporaneo in relazione con le trasformazioni economiche e culturali che stiamo vivendo (o subendo?). Essere il primo step di una compagnia internazionale di professionisti, uno spettacolo multilingue, una visione naturalmente orientata oltre i confini nazionali, gli interrogativi che ci animano la scelta di un testo così potente e toccante, scomodo e lacerante, rendono questo progetto anche una dichiarazione politica. D’altronde una grande sfida drammaturgica è una sfida linguistica e, in quanto tale, è una sfida politica!
Marco Lorenzi
Ingresso 12 € | Sala: Teatro Bellini
Uno, nessuno e centomila
di Luigi Pirandello
adattamento, interpretazione e regia Paolo Cresta
dal 23 ottobre 2025 al 5 marzo 2026
MATINÉE da definire
Un uomo, un uomo qualunque come si definisce lui stesso, un giorno come un altro, riceve un’osservazione da sua moglie: “Guardatelo bene il naso, ti pende verso destra”. Questa semplice e, apparentemente, innocua frase trascina l’uomo, Vitangelo Moscarda, in abissi di riflessioni e considerazioni che gli scavano dentro.
Inizia a ricercare dentro di sé, nelle persone intorno a lui, scoprendosi, tormentatamente, Uno, nessuno e centomila.
È così che, da un semplice specchio, superficie ambigua e inquietante, emerge per Vitangelo
Moscarda, un volto di sé finora ignorato, provocando in lui una profonda crisi, fino all’agghiacciante consapevolezza che la sua immagine negli occhi degli altri è profondamente lontana da quella che ha di se stesso.
Da qui la presa d’atto ancora più inquietante: egli non è ‘uno’, come aveva creduto sino a quel momento, ma ‘centomila’, nel riflesso delle prospettive degli altri, e quindi ‘nessuno’. La realtà banale e paradossale dell’uomo, in relazione a se stesso e agli altri, è il filo rosso di una storia nella quale ciascuno di noi è costretto a riconoscersi.
In scena una sedia e un uomo, solo, che si rivolge direttamente al pubblico, proprio come il romanzo si rivolge direttamente al lettore. Racconta la sua storia, e nel farlo si confida, si confessa, rivive il suo lancinante viaggio interiore, e giunge ad affermare che, oltre a tutto il resto, non ha più bisogno di un nome, perché i nomi convengono ai morti, a chi ha concluso.
Lui è vivo, e non conclude. La vita non conclude, e non sa di nomi, la vita.
Pirandello stesso lo definì come il romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”. Ed è da questa scomposizione che sono partito. Ho avuto come riferimenti visivi Francis Bacon , Lucian Freud e Alberto Giacometti. Ciò che resta dell’uomo spogliato di tutto. Le prime parole che faccio pronunciare a Moscarda non sono di Pirandello: sono tratte da una lettera di Alberto Giacometti, e parlano di un filo di polvere, un semplice filo di polvere, ma per lui, e forse solo per lui, bellissimo.
Ingresso 10 € | Sala: Teatro Bellini
Edipo Re
da Sofocle
lettura drammatizzata
adattamento e interpretazione Paolo Cresta
dal 23 ottobre 2025 al 5 marzo 2026
MATINÉE da definire
Con “Edipo re. Tragedia per voce sola” continua ( dopo “Uno, nessuno e centomila”) il mio personale percorso teatrale di indagine sull’animo umano e sulla scoperta del proprio essere.
Edipo è il re di Tebe, amato e ammirato dal suo popolo perché aveva liberato la città da quel terribile mostro che era la Sfinge. Ma nel volgere di un solo giorno, nelle poche ore che vanno dall’alba al tramonto, questo re al culmine della propria fortuna vedrà mutare radicalmente la propria esistenza. Edipo re tratta della fragilità dell’esperienza umana, che può passare, in breve tempo, dal massimo dello splendore alla più abissale delle abiezioni. La parola di Sofocle, interpretata da un unico attore che dà voce a tutti i personaggi ,corre, musicale e sferzante, precisa e tagliente, con il ritmo e la suspense di un thriller, a fare luce su quanto è accaduto e, così facendo, a scandagliare l’animo umano.
Ingresso 10 € | Sala: Teatro Bellini
I POETI SELVAGGI DI ROBERTO BOLAÑO
Indagine su cittadini poco raccomandabili
UNA CONFERENZA SPETTACOLO IN TRE CAPITOLI
testo, drammaturgia, traduzioni e voce narrante Igor Esposito
regia Daniele Russo e Igor Esposito
voce dei poeti Daniele Russo
musiche dal vivo Massimo Cordovani
sculture Carlo De Vita
produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
dal 21 al 26 ottobre 2025 e dal 5 al 16 novembre 2025
MATINÉE 13 e 14 novembre 2025
“Un poeta può sopportare di tutto. Il che equivale a dire che un uomo può sopportare di tutto. Ma non è vero: sono poche le cose che un uomo può sopportare. Sopportare davvero. Un poeta, invece, può sopportare proprio di tutto. In questa convinzione siamo cresciuti. Il primo enunciato è vero, ma conduce alla rovina, alla follia, alla morte”. Basterebbe quest’incipit, tratto da uno dei racconti di “Chiamate telefoniche”, a dimostrare la passione che nutriva Roberto Bolaño per i poeti e la poesia. Una passione, un’attenzione e una cura che lo scrittore cileno, ogni volta che ha potuto, ha sempre ribadito esplicitamente. Difatti l’incipit del racconto dal titolo “Enrique Martín” è solo uno dei numerosi indizi che lo scrittore ha disseminato nella sua opera in prosa, dove c’è quasi sempre una porta o una finestra dalla quale si affaccia un poeta o arriva l’eco di alcuni memorabili versi. Questo aspetto emerge anche dalle numerose interviste o dai saggi e discorsi raccolti nel volume “Tra parentesi”. Fino a giungere ad uno dei suoi capolavori: “I detective selvaggi”, dove i due protagonisti, Arturo Belano e Ulises Lima, non sono altro che l’alter ego dello scrittore cileno e del poeta messicano Mario Santiago, fondatori insieme a Bruno Montané, negli anni ’70, a Città del Messico, del movimento poetico denominato l’Infrarealismo. Ma quasi tutti i poeti amati da Bolaño sono ancora inediti in Italia. Ecco allora che la conferenza-spettacolo dal titolo: “I poeti selvaggi di Roberto Bolaño” prova a costruire un viaggio nella foresta dove svettano, come alberi o fiori imprescindibili, i poeti amati dallo scrittore cileno. Poeti e poesie sulle quali si è plasmata l’estetica e il gusto del grande scrittore cileno. La conferenza-spettacolo si dipanerà in tre capitoli che prenderanno corpo in tre serate, formando un unico flusso narrativo, ma ogni capitolo potrà anche essere ascoltato separatamente. La messa in scena avrà due voci: quella narrante incarnata da Igor Esposito, quella dei poeti incarnata da Daniele Russo e le musiche di Massimo Cordovani.
Igor Esposito
Ingresso 10 € | Sala: Piccolo Bellini
U PARRINU
La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia
di e con Christian Di Domenico
regia Christian Di Domenico
dal 13 al 18 gennaio 2026
MATINÉE dal 15 o 16 gennaio 2026
Mi capita spesso di rimanere stupito quando mi dicono che i grandi, e intendo i grandi uomini, andavano in un posto da mortali come il mare, da corpi di peccatori buttati al sole. D’estate magari, in Sicilia,dentro quel caldo d’inferno.
È che uno non se l’immagina proprio. Ma il futuro parrinu di Brancaccio, a Palermo, assassinato dalla mafia nel settembre novantatré davanti casa con un colpo di pistola alla nuca, al mare ci andava eccome. Perché era nu parrinu strano. Anticonformista. Che metteva i calzoni. E ci andava con i ragazzini delle periferie perché, almeno una volta, giocassero lontano dalle strade.
Ecco, la storia di Christian inizia proprio al mare, su una scogliera, precisamente. La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia; una storia semplice, narrazione di un attore solo con na pocu di musica. Nu ricordu sfumato, che si snoda tra fatti di cronaca, politica e lotta sin da quella prima giornata di mare coi bambini du parrinu strano coi calzoni.
Lì Christian fa esperienza dell’onore dei mafiosi, obbligati sin da bambini a non chiedere mai scusa a nessuno. Ma il ragazzo impara anche l’onore del perdono, che Pino porterà a san Gaetano di Brancaccio, quartiere con la più alta concentrazione mafiosa dell’intera Sicilia, e che manterrà sempre fino a quel giorno di metà settembre novantatré.
Qualche anno dopo Christian ritorna su quella scogliera. E inizia da lì, dal suo ricordo, a raccontarci di Pino, dell’amico di famiglia, dell’uomo di chiesa, del maestro di scuola. Che aveva imparato a perdonare, in punto di morte, la violenza di chi ne era incapace e già gli puntava la pistola alla nuca. Ed era sicuro che il perdono, con l’esempio e il racconto, potesse essere insegnato.
“Ho incontrato molta gente di Chiesa… e tutti mi hanno detto: non ti preoccupare che Dio ti perdona… Io, su questo, ho spesso dubitato che possa perdonare uno come me, di quello che ho fatto io… soprattutto adesso che forse ho ammazzato un santo… figuriamoci… quante possibilità di perdono posso avere io?” (Salvatore Grigoli, assassino di Padre Pino Puglisi)
Ingresso 10 € | Sala: Piccolo Bellini
Spettacoli in orari mattutini
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
Francesca Calabrese
3342373833 – ilteatrodelsole@gmail.com
Scopri la Stagione Kids, dedicata ai bambini e alle famiglie, a cura de Il Teatro nel Baule
STIAMO STUDIANDO PER VOI.
Torneremo presto con tante novità!

