Dal 27 ottobre Al 01 novembre

La cara dei vecchi

drammaturgia Elvira Buonocore, regia Pino Carbone
Calendario
  • Crediti:

    LA CARA DEI VECCHI
    drammaturgia Elvira Buonocore
    regia Pino Carbone

    con Anna Carla Broegg

    musiche Antonio Maiuri e Marco Messina
    spazio scenico e costumi Pino Carbone
    organizzazione Maria Pia Valentini
    tecnico del suono Francesco Troise/ Valerio Middione

    una co-produzione Progetto Nichel, Teatro Libero Palermo, Fondazione Luzzati/Teatro della Tosse, Network Drammaturgia Nuova, Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini
    NdN è un progetto ideato da Idra Teatro
    Compagnia vincitrice del bando di produzione NDN 24/25

    crediti del film
    regia Pino Carbone
    dop Emilio Costa
    la Cara Anna Carla Broegg
    vecchio 1 Demenza Alfonso D’Auria; vecchio 2 Ictus Darioush Forooghi
    color e montaggio Rossella Frezza prod. esecutivo video Marcos Vacalebre Spaghetti Film
    edizione Francesca De Nicolais
    aiuto operatore Marco De Chiara
    elettromacchinista Sergio Frasca | stagisti Federica Langella, Giorgia Rossi, Alessandra Carandente
    scenografo Giuliano la Spina | aiuto scenografo Luca Serafino
    attrezzista di preparazione Rocco Caruso | aiuto attrezzista di preparazione Marco Marino
    stagista Giovanni Scaletta
    si ringrazia l’Oasi di Silvia Scarpa e L’asilo, ex Asilo Filangieri di Napoli

  • Durata Spettacolo: 70 minuti

LA CARA DEI VECCHI è la storia di una giovane donna sui trent’anni che vive in casa con i due nonni. L’accudimento e la cura scandiscono le ore, le giornate, i desideri.
Nella messa in scena, ideata da Pino Carbone, convivono due linguaggi – il cinema e il teatro – per raccontare la stessa storia. Il film è girato in un interno casa, dove la carta da parati ingloba lo spazio, la vecchiaia, la malattia.
In scena la donna dialoga con un film che racconta la sua esistenza. Si sente una spettatrice ma è la protagonista. Ha una missione, descrivere e intanto sonorizzare il film con i pochi mezzi che possiede, una console, tre microfoni, i suoi dubbi, l’oggettistica e un forte senso di colpa e di frustrazione non privo di ironia. Non può fermare, interrompere o deviare il corso degli eventi, deve anzi portare avanti il film, costruire lo spettacolo scena per scena, seguendo il ritmo di ciò che vede. Sonorizzare il film vuol dire accudire i due anziani, far procedere praticamente la narrazione, e di pari passo la sua vita.
È la storia di una solitudine capace di raccontare un conflitto familiare, generazionale, sociale. Fino a che punto il peso di una generazione può ricadere sulle spalle di un’altra generazione? Fin dove può spingersi un essere umano per l’altro? L’amore, il senso di responsabilità la cura possono diventare una gabbia?

La lotta tra l’etica e l’amor proprio spinta fino ad un limite, fino ad un punto di rottura che sa di rivolta personale e generazionale.

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