Dal 20 aprile 2027 Al 25 aprile 2027

Lettera di una sconosciuta

testo e regia Davide Sacco
Calendario
  • Crediti:

    LETTERA DI UNA SCONOSCIUTA
    da Stefan Zweig

    testo e regia Davide Sacco

    con Giordana Faggiano

    scene Luigi Sacco
    luci Luigi Della Monica
    costumi Luciana Donadio
    musiche Arturo Annecchino
    assistente alla regia Enrico Spelta
    direttore di produzione Luigi Cosimelli

    produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale e LVF / Teatro Manini di Narni

Un celebre scrittore riceve, nel giorno del suo compleanno, una lunga lettera anonima. A scriverla è una donna che, senza mai essere riconosciuta, ha intrecciato tutta la propria vita all’ombra di lui: l’infatuazione adolescenziale, l’amore mai dichiarato, l’attesa silenziosa, il sacrificio, persino la maternità. Un amore assoluto, consumato nella segretezza e nella devozione, che diventa confessione estrema soltanto dopo la morte del figlio e nell’imminenza della propria fine.
Dalle pagine vibranti di Stefan Zweig nasce un racconto intimo e lacerante, un inno all’amore incondizionato e alla sua forza distruttiva, che si interroga sull’identità, sull’oblio e sulla cecità dell’essere umano davanti ai sentimenti altrui. 

NOTE DI REGIA
Ho immaginato Lettera di una sconosciuta come un viaggio dentro un bagno d’ospedale, uno spazio asettico e privo di tempo, dove la protagonista si ritrova sola, circondata da pareti che trattengono silenzi, odore di disinfettante e riflessi di luce fredda. In questo luogo di attesa e di resa, tra piastrelle bianche e superfici metalliche, la donna diventa al tempo stesso narratrice e spettatrice della propria vita.
È qui, in questa stanza sospesa tra intimità e isolamento, che la sua memoria prende corpo: un teatro interiore dove i ricordi riaffiorano come visioni riflesse nello specchio appannato, dove ogni parola risuona come un respiro trattenuto.
La lettera diventa allora non solo una confessione, ma un atto di lucidità e di visione: la donna racconta e rivive, guarda la propria esistenza scorrere davanti agli occhi e, nel farlo, la affida finalmente a chi ascolta — come un gesto di liberazione, come se solo ora potesse condividere un amore rimasto invisibile.
Giordana Faggiano attraversa questo spazio in bilico tra confessione e osservazione, tra pudore e abbandono. La regia lavora su questo doppio sguardo: dare voce a una donna che si racconta, ma anche mostrarla mentre si guarda vivere — con la lucidità e il dolore di chi, forse per la prima volta, trova il coraggio di guardarsi davvero.
Davide Sacco

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