di Maria Francesca Battinana
Storia del Teatro moderno e contemporaneo
Prof. Lorenzo Mango
Università L'Orientale di Napoli
“Finale di partita” di Samuel Beckett, con la regia di Gabriele Russo, si è rivelato uno spettacolo di grande intensità, capace di coinvolgere profondamente lo spettatore.
La messa in scena era costruita con una cura minuziosa, tale da far percepire allo spettatore una realtà sospesa, ma quasi tangibile. La scenografia, ricca di oggetti quotidiani, contribuiva a creare un ambiente chiuso e oppressivo, perfettamente coerente con l’universo beckettiano: ogni dettaglio sembrava custodire un frammento di vita, amplificando il senso di immobilità dell’opera.
L’azione si è svolta in una casa in cui le stanze erano un tutt’uno, non c’erano vere separazioni. Il bagno era separato soltanto dalla tendina della vasca, nella quale c’erano Nagg e Nell, i genitori di Hamm. Questa scelta, introdotta da Gabriele Russo e assente nel testo originale in cui i due personaggi sono immersi quasi completamente in bidoni della spazzatura, rappresenta una reinterpretazione scenica molto significativa. La scelta ha conferito un taglio più realistico all’opera, mantenendo il carattere simbolico dell’isolamento.
Particolarmente curato era l’impianto luminoso: le luci provenienti dalle finestre apparivano naturali contribuendo a rendere l’ambiente credibile e vissuto. La luce che filtrava da un’altra stanza e illuminava la porta, così come i tagli dal basso che modellavano attori e oggetti, sosteneva la tensione emotiva e la claustrofobia. Anche il lampadario, con la sua illuminazione diretta, intensificava l’oppressione generale, sottolineando l’immobilità forzata in cui i personaggi sono costretti a vivere.
Gli attori hanno offerto interpretazioni intense e convincenti, in particolare Michele Di Mauro, nel ruolo del protagonista Hamm, che ha saputo restituire la fragilità, il sarcasmo e la disperazione del personaggio con verità scenica. Anche Giuseppe Sartori, interprete di Clov, ha dato prova di notevole bravura: costretto a muoversi con un tutore alla gamba, ha affrontato le difficoltà fisiche del ruolo, soprattutto nei momenti in cui doveva salire e scendere le scale. Alessio Piazza e Anna Rita Vitolo, nei ruoli di Nagg e Nell, sono rimasti per tutto il tempo nella vasca, spesso con la tendina chiusa, mantenendo una posizione scomoda che ha richiesto grande resistenza.
Gabriele Russo mirava a un realismo che non fosse semplice imitazione del vero, ma un modo per far immergere il pubblico dentro l’essenza della condizione umana descritta da Samuel Beckett. Credo che sia riuscito pienamente nel suo intento. Assistendo allo spettacolo ho provato un profondo senso di angoscia, ma anche un impulso vitale: la percezione che, proprio quando tutto sembra sul punto di crollare definitivamente, esista ancora un fragile, ostinato desiderio di continuare a muoversi, a parlare, a resistere.

